Malesia, il murales che si fonde con la realtà

Posted on dicembre 17, 2012

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Una bambina sospesa su due finestre. Una enorme bambina, che con le sue mani si appoggia alle tegole che spiovono da una casa bianca, come se non sentisse la forza della gravità, e non si curasse del profondo vuoto che si trova al di sotto di lei. E difatti non deve preoccuparsene, visto che resterà lì, a stupire i novelliNewton, per sempre. Già, perché la bambina in questione altro non è che la protagonista di un murales dipinto nella lontana ed esotica Malesiadal’artista lituano Ernest Zacharevic. Non un murales qualsiasi però: mentre la bambina effettivamente disegnata sulla parete della casa, le tegole e le finestre sono reali. Il disegno artistico viene inserito perfettamente nella realtà che lo circonda. Questa la caratteristica peculiare di tutte le opere di Zacharevic, che ha tappezzato la città di Penang con murales che hanno come protagonisti la quotidianità del luogo, che però non sono autoreferenziali, ma, per esistere nella loro peculiarità, hanno bisogno di un appoggio nel reale.
Ecco quindi la bambina disegnata e le finestre reali. Oppure una porta rossa, sgangherata, vecchia di chissà quanti anni, che ospita generosamente un giovane motociclista che si staglia sulla porta ed entra nella motocicletta reale posizionata in fronte ad essa. Sopra ad una specie di palafitta sull’acqua dimora invece l’immagine di una barca leggera con due bambini sopra, che sembrano pronti a salpare, ma si ritrovano in realtà destinati a rimanere immobili per il temo a venire. Sulla parete di un’altra casa invece un altro bambino, stavolta in piedi, che allunga i suoi piedi dipinti su una sedia vera e cerca di cogliere un fiore che esce da una piccola apertura situata in alto, attento nel guardarsi intorno affinché nessuno veda il suo gesto.

Due le cose che emergono dall’arte di Zacharevic La prima, in parte già esplorata, è appunto la commistione tra arte e realtà, che permette ai murales di diventare maggiormente integrati nel reale, così come gli oggetti o gli sfondi si tramutano in parte integrante dell’opera d’arte. La seconda è la ricerca della quotidianità. I protagonisti dei murales sono dei giovani bambini, che potrebbero rappresentare uno qualsiasi dei pargoli ce girano quotidianamente nella città. Le azioni sono semplici, limpide: salire su una motocicletta, cercare di cogliere un fiore, partire con una barca su un fiume. Ognuna di esse probabilmente rimanda a qualcosa che nella città avviene di continuo, giorno dopo giorno, forse nello stesso modo da molti anni. Ed ecco che, in questa maniera, non soltanto gli oggetti diventano arte, ma la città stessa diviene allo stesso tempo contenitore e contenuto delle idee dell’artista.

 

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