La nuova vita dell’Auditorium di Adriano

Posted on dicembre 17, 2012

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“A Roma ovunque scavi, trovi sempre qualcosa”. Chissà se qualcuno lo avrà pensato anche stavolta. Nel lontano 2007 cominciarono alcuni scavi vicino al complesso del Vittoriano, per permettere la costruzione della nuova stazione Venezia che avrebbe dovuto far parte della moderna linea C della Metropolitana di Roma. I lavori però furono interrotti non molto tempo dopo, quando si venne a scoprire che, nella zona dedicata, era stato trovato un complesso monumentale di epoca romana che stava emergendo pian piano tra la polvere degli scavi e il rumore delle pale. Si trattava dell’Auditorium di Adriano, edificio databile tra il 123 e il 125 d.C. (secondo uno studio effettuato sui laterizi presenti all’interno) e di enorme valore culturale, in quanto unico esemplare finora ritrovato di auditorium situato nel cuore della città una volta culla del più grande degli imperi che la Storia abbia mai dato alla luce.
Soltanto pochi giorni fa si sono conclusi gli scavi che, portati avanti da Roberto Egidi, hanno portato alla luce l’intera struttura.

Inizialmente situata su due piani, la costruzione perse la parte superiore per via del terremoto dell’847-48;l’area occupata è di circa 1500 metri quadrati, con in origine tre distinte aule (di cui solo due finora rinvenute) mentre l’altezza originaria era di circa 20 metri. Nella prima parte della sua esistenza venne utilizzato come luogo di pubbliche lezioni di oratoria e retorica, mentre, in epoca medievale, probabilmente esso venne tramutato in un luogo per la produzione di monete, prima di cambiare nuovamente funzione ed essere adibito a necropoli prima e ospedale poi.
L’edificio non è però al momento accessibile al pubblico. Sarà infatti necessario un primo restauro e soltanto successivamente i cittadini potranno ammirare l’opera. Il costo per l’operazione sarà di circa 1 milione di euro e i lavori dovrebbero durare tre anni.

Appare così paradossale che in un Paese dove spesso ci si trovi a dover fare i conti con nuove e straordinarie scoperte archeologiche si debba assistere ad un declino senza fine dei fondi destinati alla culturail patrimonio artistico italiano dovrebbe essere in primo luogo difeso dalle istituzioni attraverso lo stanziamento dei fondi necessari affinché queste opere non vadano perdute. Ed è paradossale che la Storia stessa abbia deciso di ribellarsi alle gru e alla modernità, regalando all’umanità questa splendida opera proprio lì dove invece si stava avviando un processo di deturpamento del territorio per la costruzione di un’opera forse sì utile, ma in contrasto con lo spirito urbanistico archeologico della Capitale.
E il discorso del restauro pone in luce un ulteriore problema: da dove verrà fuori il milione di euro necessario?Si spera non da fonti private: vorremmo evitare di dover vedere, magari affianco ad un laterizio di mille anni fa, la pubblicità di qualche imprenditore senza scrupoli che vede l’arte come mera merce per il marketing.

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