Il Brasile dei Guarani, tra ragni e battaglie

Posted on novembre 26, 2012

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La leggenda più interessante sui Guarani ce la racconta la scrittrice Alicia Baladan: “Per gli indios Guaraní il ragno è l’animale più sacro. Quando nasce un bambino, si mette un ragnetto nella finestra della capanna a difenderlo dagli altri insetti e certe mamme, nella stagione calda, fanno costruire la ragnatela intorno alle culle. Le ragnatele curano anche le ferite degli uomini tornati dalla caccia. Per questo la ragnatela è il dono più prezioso.”
Un ragno come animale sacro, una ragnatela come metafora della vita.Questa è solo una delle tradizioni dei Guarani, un popolo stanziato principalmente nel sud del Brasile, con alcuni insediamenti nei paesi limitrofi dell’America del Sud. Oggi la tribù consta di circa 50.000 individui, che vivono suddivisi in tre sottotribù: i Kaiowa, gli Mbya e i Nanveda. I Guarani sono un popolo prevalentemente agricolo: gli appezzamenti di terra sono suddivisi in piccoli lotti (kokue) e sono posizionati solitamente in una posizione limitrofa alle famiglie che ne curano i prodotti; in minima parte son presenti anche la caccia e la pesca, praticate unendo mezzi tradizionali (come l’arco e le mazzafionde) a quelli più moderni, come i fucili.

La religiosità è una caratteristica fondamentale per i Guarani: ogni comunità è solitamente dotata di una casa di preghiera in comune, dove tutti possono accedere per un momento di spiritualità; inoltre è dotato di una grande autorità il paje, il capo religioso. Di fondamentale importanza, all’interno della religione, è il concetto di “terra”: essa, fonte di vita, è anche il termine usato per indicare il luogo sacro da raggiungere dopo la morte.

I Guarani sono stati impegnati in una “guerra” senza quartiere con i proprietari terrieri che negli anni hanno usurpato le loro terre per impiantarci coltivazioni di soia e canna da zucchero. I vari leader delle comunità si sono così organizzati nel corso del tempo, dando vita alla “retomada” (rioccupazione della terra), subendo però violente uccisioni e ritorsioni da parte degli usurpatori, e venendo così costretti oggi a vivere in una specie di riserva. Negli ultimi giorni inoltre è stato lanciato, da parte della comunità, un nuovo allarme: secondo i Guaranì l’acqua del fiume che attraversa le loro terre sarebbe stata contaminata dagli scarti di un allevamento latifondista, provocando una strana schiuma bianca e rendendo impossibile per la tribù l’accesso a questa primaria fonte vitale. Dura la reazione del direttore di Survival, che si schiera a favore degli indigeni “I responsabili di quest’ultima azione crudele e perversa dovrebbero essere consegnati alla giustizia. Il governo federale deve sollecitare la polizia locale perché conduca un’indagine approfondita e imparziale.” Ancora una volta lo scontro tra popoli indigeni e civiltà sembra non portare a nulla di buono, e a farne le spese sono sempre i primi.

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Posted in: Articoli, Attualità