Greenpeace all’attacco del carbone

Posted on novembre 26, 2012

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“Il carbone costa al nostro Paese circa 570 morti premature l’anno e danni sanitari, economici e ambientali per oltre 2.6 miliardi l’anno”. Con queste parole Greenpeace ha lanciato nei giorni scorsi l’iniziativa “Io non vi voto”, destinata a convincere le persone a non votare i politici che non abbiano preso in considerazione la scelta di puntare sulle energie pulite e dire no al carbone.
Dal sito ufficiale di Greenpeace è possibile firmare una petizione online (ad oggi sono più di 23.000 i partecipanti) che invita i politici a rispettare alcuni punti fondamentali per un programma energetico alternativo al carbone e che favorisca le energie rinnovabili.
Secondo Greenpeace infatti queste ultime rappresentano il futuro, e sono la sola fonte energetica che ci possa permettere di salvare il clima e il pianeta stesso in cui viviamo. Inoltre, in un momento di crisi come questo, il settore è in forte crescita e permette, ad oggi, di dare lavoro in Italia a circa 120.000 persone.

La stessa Greenpeace ha poi inviato ai politici (tra cui Alfano Bersani, Casini, ma anche Renzi e tanti altri, la cui lista è visibile qui) un questionario con 9 punti fondamentali a cui rispondere e di cui dar conto ai cittadini in vista delle prossime elezioni. In particolar modo Greenpeace richiede, tra le altre cose, l’azzeramento della produzione di energia da carbone entro l’anno 2030, la rimozione delle barriere burocratiche che impediscono un serio sviluppo delle energie rinnovabili in Italia, il cambio dei vertici dell’Enel (che da anni adotta una politica energetica basata anche sul carbone) e l’allontanamento delle trivelle dalla coste italiane, utilizzate per la ricerca di giacimenti petroliferi, ma che rischiano di compromettere in maniera permanente il già precario equilibrio idrologico della nostra penisola.

Al momento attuale soltanto 4 politici hanno deciso di rispondere all’appello di Greenpeace, e tutti e quattro hanno concordato con i 9 punti di Greenpeace: Vendola, Puppato, Di Pietro e Samorì. In particolar modoVendola, oltre a rispondere, ha aggiunto alcune piccole considerazioni personali, attaccando le politiche del governo Monti e del suo predecessore Berlusconi, rei, secondo il governatore della Puglia, di traghettare l’Italia verso una politica energetica antica e che non prende in adeguata considerazione energie pulite come l’eolico e il solare. Molti altri però non hanno risposto, come Bersani, Renzi o lo stesso Grillo, da sempre in prima linea nelle battaglie per le risorse rinnovabili. La sifda però è stata lanciata. Bisognerà vedere cosa deciderà di fare la prossima classe politica che sarà al governo del nostro Paese, dove spesso, più che la via lungimirante, si sceglie la via facile non rendendosi spesso conto delle conseguenze.

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Posted in: Articoli, Attualità