La Sicilia, l’ ingovernabilità e la legge elettorale: un’intervista a Roberto D’Alimonte

Posted on novembre 5, 2012

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Roberto D’Alimonte è professore di “Scienze del governo e della comunicazione pubblica” e “Relazioni Internazionali” pressol’Università Luiss di Roma ed editorialista del Sole24ore. Considerato come uno dei più affermati politologi italiani, il professor D’Alimonte ha risposto ad alcune domande di Fuori le Mura riguardanti le elezioni siciliane e la legge elettorale in Italia. L’impossibilità di una maggioranza assoluta per Crocetta ha portato alla luce il problema dell’ingovernabilità, che potrebbe essere tema ricorrente anche per le future elezioni politiche. E mentre i partiti ancora non riescono ad accordarsi su una legge elettorale che possa essere migliore del Porcellum, il boom del Movimento 5 Stelle, le dichiarazioni di Casini e le scelte del Pd alimentano un importante dibattito sul futuro del Paese che dipenderà, volenti o nolenti, anche dalla legge elettorale che verrà tirata fuori dal Parlamento.

Professor D’Alimonte, le elezioni in Sicilia hanno portato alla luce ancora una volta il tema dell’ingovernabilità. Colpa della frammentazione dei voti o di un sistema di disposizione dei seggi non efficiente?

Innanzitutto l’ingovernabilità dipende dalla frammentazione del voto. Il partito più consistente ha preso circa il 15%, e questo è un indicatore molto preciso del voto. In secondo luogo c’è appunto il problema del premio di maggioranza troppo modesto: la legge elettorale siciliana è diversa da quella delle altre regioni, dove il premio garantisce la maggioranza assoluta dei seggi a chi vince. Fosse stato eletto in Lombardia, ad esempio, Crocetta avrebbe avuto la maggioranza, mentre in Sicilia avrà solo un premio di 9 seggi.

Casini ha affermato, dopo la vittoria di Crocetta, che l’alleanza tra progressisti e moderati che ha vinto in Sicilia vada riproposta a livello nazionale perché l’unica alternativa vincente. Lei cosa ne pensa ?

La situazione siciliana è diversa da quella nazionale, perché nell’isola Pd e Udc si sono accordati su un’alleanza prima del voto, mentre Casini propone per le politiche un’alleanza dopo il voto. Bersani inoltre ha già stipulato un accordo con Vendola: il Pd si presenta con Sel e questo fa una bella differenza.

Parliamo di legge elettorale. Con l’attuale il premio di maggioranza per le prossime politiche andrebbe alla coalizione vincente e non al singolo partito. E’ un meccanismo che svantaggia Grillo, alla luce del fatto che in Sicilia il M5S ha preso più voti di tutti?

Da una parte essendo il movimento di Grillo una lista che non vuole fare alleanze, è sicuramente svantaggiato. In tutte le leggi elettorali però il premio di maggioranza va alla coalizione, quindi non si può affermare che sia una legge anti-Grillo. Di sicuro però quest’ultimo non si può dire che ne sia avvantaggiato.

Con la legge elettorale attuale quanto servirebbe, in termini di percentuali, per portare a casa la maggioranza dei seggi, ad esempio, alla Camera?

Non c’è ancora possibilità di stabilire una percentuale certa per arrivare ad avere la maggioranza dei seggi. Con questa offerta politica si può però stimare che potrebbe bastare avere il 35% dei voti.

Qual è, a suo parere, il miglior modello di legge elettorale per l’Italia?

L’introduzione di collegi uninominali maggioritari a due turni. Però questa è una legge che difficilmente verrà approvata in Parlamento.

E quali sono invece le proposte più probabili al momento attuale?

Sono principalmente due le proposte, da me non auspicabili, che si sta cercando di portare avanti.
La prima è l’introduzione di un premio di maggioranza fissa (teoricamente il 12,5% dei seggi, ma nella realtà sarebbe minore). In questo modo però, come nel sistema siciliano e in quello greco, non sarebbe garantita la maggioranza assoluta alla coalizione vincente.

E la seconda?

La seconda è invece l’introduzione di una soglia per far scattare il premio per avere una maggioranza assoluta (ad esempio, il 40% dei voti). Se l’asticella venisse però posizionata troppo in alto c’è il rischio che il sistema diventi un proporzionale puro: un pasticcio colossale. Così come stanno le cose infatti, oggi al 40% non ci arriverebbe nessuno. Quindi chi vuole introdurre un metodo del genere in realtà sta probabilmente spingendo per avere un proporzionale mascherato.

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Posted in: Articoli, Politica