Lo scultore delle acque, ovvero l’amore ai tempi di Atlantide

Posted on ottobre 29, 2012

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Atlantide. Al giorno d’oggi, dove spesso e volentieri le leggende restano appigli per pazzi e creduloni, qualcuno ancora crede, con candore sognante, che esista una città sommersa laggiù, nelle acque, da qualche parte nel mondo. Qualcun altro invece, forse meno esploratore e più pragmatico, nel dubbio ha deciso di crearla. O meglio, di fare qualcosa di veramente simile.
Stiamo parlando dell’artista inglese Jason de Caires Taylor, divenuto famoso per le sue sculture subacquee, che danno vita a veri e propri mondi sommersi a metà tra il museo e, appunto, le rovine di un’antica città perduta. Taylor infatti ha deciso che la terra emersa non era il luogo adatto per le sue opere. E così, dopo aver creato ogni scultura, solitamente rappresentante uomini e donne messicani immortalati in atti quotidiani, l’artista la fa posizionare sul fondo dell’oceano, al riparo da occhi indiscreti e a diretto contatto con la fauna e la flora che popolano le acque.
Le statue, che sono state collocate principalmente nel mare di Cancun, hanno un obiettivo ben preciso, che va oltre la semplice vena artistica di Jason. Esse sono infatti una denuncia al lento declino di alcune specie marine come i coralli, sempre più messe in pericolo dalla pesca subacquea e dalle ingerenze dell’uomo al’interno degli oceani. Le opere di Taylor, posizionate in fondo al mare, diventano infatti vere e proprie abitazioni per gli animali circostanti, tra i quali appunto i già nominati coralli, ma anche molluschi e crostacei di ogni genere. Insomma, ammassi di cemento che si trasformano in vere e proprie barriere coralline artificiali dalle sembianze umane.

Ecco che, per una volta, la prospettiva viene così completamente capovolta: le opere dell’uomo, invece di intaccare gli oceani, ne divengono parte, si propongono come conglomerati con funzione di proteggere l’ecosistema vigente.
Le sculture, inoltre, sono una vera e propria opera d’arte in divenire: mentre i pezzi dei musei son concepiti per durare per sempre eternamente uguali a se stessi (e son quindi protetti da teche e quant’altro), le opere di Taylor fanno della metamorfosi la loro caratteristica principale. Inizialmente lisce e levigate, vengono man mano intaccate dagli esseri che popolano gli oceani che contribuiscono alla costruzione dell’opera d’arte stessa, divenendone al contempo parte integrante. Ecco che così le sculture di cemento inizialmente grigie divengono rosse per la presenza dei coralli, o verdi per via delle alghe, e la pelle piatta della roccia si trasforma in rugose colonie di abitanti degli oceani. Un’arte che trova la sua massima espressione nel connubio con l’altro, che in questo caso è proprio il mondo animale, un’arte che fa suo il concetto di amore tra essere umano e natura. La quale restaura le opere a modo suo, fornendo uno spettacolo difficilmente visibile altrove. Rendendo felici i cercatori di Atlantide e, con buone probabilità, anche il sempre irascibile e difficilmente contentabile dio Nettuno.

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Posted in: Arte, Articoli