Il nostro nome è Yanomami

Posted on ottobre 29, 2012

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Nella foresta amazzonica, tra migliaia di differenti tipi di piante e animali, c’è un popolo lontano dalla civiltà che dalle risorse naturali ricava tutto ciò di cui ha bisogno per sopravvivere. Sono chiamati Yanomami, termine che, nella lingua indigena, significa “essere umano”, forse in contrapposizione con chi la loro terra cerca giorno dopo giorno di portarsela via con le macchine e con la forza. Questo popolo, che oggi è uno dei più numerosi tra quelli che vivono al di fuori della civiltà, conta circa 30.000 individui, che vivono a cavallo tra il Brasile e il Venezuela, nelle verdi terre bagnate dai fiumi Orinoco, Ocamo e Manaviche.

Il loro stile di vita è profondamente diverso dal nostro. Gli Yanomami vivono in delle enormi abitazioni di forma circolare (che possono ospitare fino a 400 persone) che sono chiamate col nome “yano” o “sciabono”, coperte ai lati e scoperte nella zona centrale, una specie di piazza aperta solitamente dedicata alle danze tipiche e ai giochi della tribù. Ogni famiglia ha il suo spazio all’interno della parte coperta dello yano, dove si può accendere un proprio focolare per cucinarsi e posizionare le amache per il riposo.

Le principali attività di sostentamento sono la caccia e l’agricoltura, con gli uomini che si occupano della prima e le donne della seconda. I cacciatori non mangiano mai per intero la carne dell’animale cacciato, ma la dividono equamente con gli altri della tribù, ricevendo, a loro volta, un altro quantitativo di carne per cementificare l’appartenenza ad una stessa comunità. Tra gli strumenti principali per cacciare vi è l’arco; sulle frecce gli Yanomami collocano bulbi di piante considerate magiche, che servono da incantesimo benefico per avere un aiuto nella mira. Gli indigeni amazzonici mangiano praticamente ogni tipo di animale: tra i preferiti ci sono la scimmia e il tapiro, ma essi son soliti nutrirsi anche di rane e anaconde. Il restante cibo per il nutrimento deriva dalle coltivazioni, dove gli Yanomami raccolgono ben 60 tipi diversi di piante. La scarsa fertilità del suolo amazzonico costringe la tribù a continui spostamenti alla ricerca volta per volta di zone più fertili di quelle precedentemente coltivate.
Gli Yanomami son soliti, nel corso dei riti e delle feste, dipingere i loro corpi con tinture naturali che danno luogo alle più svariate decorazioni; dal punto di vista religioso invece essi praticano una sorta di sciamanismo, credendo nel fatto che ogni cosa del creato abbia uno spirito. La simbiosi con la natura è totale: “Gli alberi sono il sostegno del cielo: se vengono tagliati il firmamento cadrà sopra di noi”.

Questo antico popolo è oggi in pericolo, per via dei cercatori d’oro che lavorano nelle terre limitrofe a quelle delle tribù, portando malattie mortali e inquinando le sorgenti d’acqua fondamentali per la sopravvivenza degli Yanomami. Survival International ha da tempo lanciato l’allarme, spingendo affinché i governi di competenza non concedano agli stranieri la possibilità di continuare l’attività mineraria, che potrebbe rivelarsi fatale per un popolo che aspira soltanto a proseguire la propria esistenza. Senza che nessuno interferisca in nome del profitto.

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Posted in: Articoli, Attualità