La fame a tavola

Posted on ottobre 22, 2012

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Prendete un gruppo di persone che vuole combattere la fame nel mondo. Aggiungete un pizzico di studenti e ragazzi interessati alla questione. Poi fate cuocere in una pentola a parte del riso e dei fagioli. Mescolate il tutto in una università romana e servite con contorno di un simpatico disegnatore e una buona presentatrice. Se avete svolto tutte le operazioni con cura otterrete l’evento La fame a tavola, organizzato la scorsa settimana da Oxfam Italia, associazione che si occupa di combattere la povertà e le ingiustizie, nella Facoltà di Economia di Roma Tre.

L’evento, totalmente gratuito, di libera partecipazione e a cui erano stati invitati i ragazzi interessati al Master in Human Development and Food Security della stessa Università, ha avuto lo scopo di sensibilizzare le persone verso il problema enorme della fame nel mondo, attraverso una simulazione delle condizioni di vita delle differenti persone del mondo. Ai partecipanti è stato distribuito, al momento dell’entrata in sala, un tagliando con la storia di una persona e un colore di riferimento. Ogni tagliando rappresentava una persona proveniente da un paese del mondo, ognuna con una determinata fascia di reddito: alta (colore giallo), media (azzurro) e bassa (blu scuro). Sulla base del tagliando, ricevuto in maniera casuale, i partecipanti son stati invitati dagli organizzatori a posizionarsi in una differente parte della sala. Ed ecco che gli appartenenti all’alto reddito (una percentuale vicina al 15%) si son seduti su un tavolo ben apparecchiato, quelli del medio reddito (circa il 35%) si son dovuti accomodare su alcune sedie, mentre i restanti (il 50% del totale) sono dovuti stare per terra, sul pavimento.

Poi si è passati al racconto, da parte della presentatrice dell’evento, della storia di alcuni di questi personaggi: ecco quindi Sarina, giovane madre del Bangladesh che ha perso la casa per il ciclone, oppure Dianke Danfakha e Kerene Keita, agricoltori di un piccolo villaggio del Senegal. Storie di chi vive in situazioni di disagio e sembra appartenere ad un mondo così diverso dal nostro.

Infine il momento clou, quello della cena vera e propria. Per far capire ai partecipanti che molte persone erano costrette a vivere con molto poco, il cibo è stato distribuito in base al reddito simulato di appartenenza. Per i più agiati pasta ben condita, insalata, pane e dolci, per il medio reddito riso e fagioli, mentre per i meno abbienti solo un pugno di riso. Da mangiare a terra, nello stesso piatto degli altri. Inoltre, le donne (o meglio, coloro che avevano ricevuto un tagliando corrispondente ad un personaggio femminile) son state costrette a mangiare per ultime, a rimarcare la differenza di genere che ancora oggi esiste in alcune parti del mondo. Dopo la cena si è passati alla discussione: i “ricchi” han provato senso di colpa, i “poveri” si son resi conto che un pugno di riso potrebbe non bastare a sfamarsi. Le riflessioni che ne son seguite son state tante: evitare di sprecare il cibo, cominciare a informarsi sulla provenienza degli alimenti che si comprano (per favorire un commercio sostenibile e che aiuti i lavoratori dei paesi in difficoltà), diffondere le notizie imparate nel corso della serata. Il tutto mentre un ottimo disegnatore divertiva la platea con una colorata vignetta sul tema.

L’evento è stato quindi un modo diverso di parlare di fame nel mondo. Un modo che si distingue dal semplice volantino e che pone i partecipanti al centro, facendo loro vedere in che condizioni si vive dove non si ha abbastanza da mangiare. L’operazione sembra essere riuscita in pieno: quasi metà dei partecipanti ha lasciato la propria mail all’associazione per ricevere informazioni e per essere contattato sulle future iniziative. E chissà se, con piccole azioni del genere, il mostro della fame possa veramente far meno paura.

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Posted in: Articoli, Attualità