The king is back: Wimbledon ai piedi di Federer

Posted on ottobre 19, 2012

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The king is back: Wimbledon ai piedi di Federer

Alla fine ha vinto il più forte. E il più forte è proprio lui, Roger Federer che, dopo una combattuta finale, batte l’idolo di casa Murray e conquista il settimo titolo di Wimbledon, eguagliando il record storico di Pete Sampras. Tre set a uno per lo svizzero, questo il verdetto finale: 4-6, 7-5, 6-3, 6-4. Dopo due anni di astinenza il tennista di Basilea torna padrone nel terreno a lui più congeniale: si tratta del17esimo titolo del Grande Slam in carriera (mai nessuno come lui), che gli porta in dote anche la riconquista del primo posto nella classifica ATP. “Mi mette alla pari con Sampras che è il mio eroe. É incredibile”; queste le parole pronunciate da Federer alla fine della gara. Svanisce invece il sogno di una nazione intera: vedere sul gradino più alto del podio di Wimbledon un britannico. “Ci vado più vicino, questa volta almeno ho vinto un set” ha commentato Murray alla fine della gara, prima di scoppiare in lacrime di fronte ad un pubblico che lo ha comunque ricoperto di applausi come se fosse lui il vincitore.

Federer in azione durante il match

Il match. La finale si preannuncia fin da subito difficile per Federer. Pronti via e subito Murray ottiene il break, con lo svizzero che appare un po’ scarico mentalmente. Al quarto game l’attuale numero uno del mondo riesce a rientrare in partita strappando il servizio al britannico, che rischia di capitolare nell’ottavo game, quello che si rivelerà decisivo. Murray serve con lo svizzero avanti 4 a 3, e solo dopo oltre 10 minuti di game e due palle break annullate riesce a pareggiare i conti. Un Federer spompato mentalmente e fisicamente perde il servizio nel game successivo, lasciando a Murray la possibilità di servire indisturbato per il set, vinto alla fine per 6 a 4. Impressionante la bassa percentuale di punti con la seconda di servizio per il campione svizzero: solo il 27%, a fronte di poche giocate degne di nota e molti errori non forzati (specie in alcuni facili smash e nei colpi di dritto).

Ma Murray non chiude i conti… Il secondo set comincia invece con molto equilibrio. Nessun servizio perso fino al dodicesimo game, con Federer che annulla due palle break (e delle decisioni arbitrali discutibili) nel quinto game, recuperando da una scomoda situazione di 15-40, e tiene con estrema difficoltà il servizio nel nono game. Proprio mentre tutto lasciava presagire il tie-break (con la pioggia ad affacciarsi minacciosa), lo svizzero tira fuori tutta la sua classe e sul 6 a 5, con il britannico a servire, conquista il break decisivo con un game in cui le volée si rivelano determinanti per la vittoria finale: 7-5 per Federer lo score del parziale e 1 a 1 nella conta dei set, dopo quasi due ore di gioco effettive.

Uno sconsolato Murray alla fine del match

La pioggia…tifa Svizzera! Il torneo viene poi sospeso per pioggia durante il terzo set, con un game a testa e Federer avanti per 40 a 0 nel turno di battuta. Si sceglie così di chiudere il tetto dello stadio e continuare la finale al chiuso (nella patria dei Queen, the show must go on). Sul 3 a 2 per Federer ecco la svolta. Murray capitola infatti nel combattutissimo sesto game: dopo oltre 15 minuti di gioco e quattro palle break annullate, lo scozzese è costretto a cedere il servizio allo svizzero e mostra i primi segni di nervosismo. Un Federer più sicuro e sciolto si incammina verso la conquista del set, cosa che avviene puntualmente: 6 a 3, con ben due aces nel game conclusivo. Avrà giovato la sosta durante l’acquazzone?

Il finale. Il quarto set sancisce la definitiva consacrazione dello svizzero. Il break arriva al quinto game, con un passante a cui Murray non può opporsi. Non ci sono più colpi di scena fino alla fine: Federer vince il set per 6 a 4 e si accascia al suolo ricolmo di gioia. Nel mondo “fisico” del tennis moderno (si veda la potenza di Nadal e Djokovic) c’è forse ancora spazio per la classe pura e cristallina dello svizzero, il più vincente della storia. Murray perde invece il quarto match in altrettante finali nello Slam: Fred Perry, ultimo vincitore britannico sulla terra verde di Londra oltre 70 anni fa, continuerà a non avere un successore almeno per un altro anno. “Dai che è la tua chanche, Roger è morto” ha affermato di aver pensato Murray dopo la vittoria alle semifinali. Si sbagliava. Il re è vivo. E forse anche in futuro non sarà così facile avere il suo scalpo.

Articolo scritto per FLM il 9/7/2012 e consultabile anche qui

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Posted in: Articoli, Sport