Rispetto dell’aborto o aborto del rispetto?

Posted on ottobre 19, 2012

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Il premier turco Erdogan

Mentre in Italia si continua a distruggere una conquista di civiltà come l’articolo 18bannandolo come un ideologico retaggio del passato (come se la precarietà moderna fosse invece bella e interessante), in Turchia si cerca di fare anche peggio, con il governo che prova ad annientare uno dei diritti fondamentali delle donne, acquisito nel corso di anni di lotte: quello dell’aborto.

Il premier turco Erdogan, durante un congresso con le rappresentanti femminili del suo partito, ha infatti annunciato, poco più di una decina di giorni fa, di voler approvare in tempi brevi una legge che elimini il diritto ad abortire per le donne, in vigore in Turchia dal 1983 e applicabile fino alle 10 settimane successive dal concepimento del feto.

Secondo il capo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) l’aborto è equiparabile ad un omicidio (in particolar modo il premier si è lanciato nell’azzardato e quanto mai fuori luogo paragone con la strage dell’Uludere) ed è un modo, secondo una sua, discutibile, teoria complottista, per arginare la crescita della Turchia, la quale, secondo lo stesso Erdogan, grazie all’incremento demografico aspira a diventare una grande potenza di livello mondiale.
Il premier, nella stessa occasione, si è schierato pesantemente anche contro il parto cesareo(utilizzato in Turchia da circa il 40% delle donne, una delle percentuali più alte tra i paesi sviluppati), poiché limiterebbe fortemente la possibilità alle donne di avere figli successivi.

Secondo i rumors circolanti sulla stampa turca potrebbero essere due le idee per la proposta di legge restrittiva nei confronti del diritto all’aborto: la prima ne sancirebbe la sua completa eliminazione, mentre la seconda, più soft, ma solo sulla carta, prevederebbe una sua forte limitazione, garantendone l’uso soltanto nelle prime 4 settimane dal concepimento.
Lo stesso ministro della salute turco, Recep Akdag, ha appoggiato il premier, annunciando che con molta probabilità la discussione della legge in Parlamento (dove l’AKP ha una solida maggioranza) avverrà in tempi brevi, non più tardi della fine di giugno.

La manifestazione organizzata dalle associazioni femministe contro la proposta di Erdogan

Le risposte alle forti affermazioni di Erdogan non si sono fatte attendere. Han tuonato contro infatti, su tutti, i il Partito Popolare Repubblicano (CHP, di stampo socialdemocratico), principale partito di opposizione , e le associazioni femministe. I primi hanno osteggiato fortemente la decisione del premier ritenendola inaccettabile; in particolar modo è stata durissima la reazione della deputata Aylin Nazliaka che ha affermato, senza mezzi termini, che ”Il primo ministro deve smettere di comportarsi come se fosse il guardiano della vagina delle donne turche”. Sulla stessa linea le già citate associazioni femministe, che hanno scelto la via della protesta pacifica, manifestando, la domenica successiva alle dichiarazioni di Erdogan: migliaia di donne si sono agglomerate ad Instanbul per far sentire la propria voce. “Noi protestiamo contro il tentativo del governo di usare i corpi delle donne per i suoi scopi politici” ha affermato Behal Yazgan, del Turkish Women’s Party“Siamo donne, non macchine da riproduzione”, recitavano invece alcuni degli striscioni di protesta, a testimoniare l’umanità dimenticata dal premier turco.
Lo scontro rischia di sfociare in una vera e propria guerra civile “fredda” tra le ali integraliste e filo-islamiche della Turchia facente capo all’AKP e quelle laiche che invece credono che l’aborto sia un diritto da difendere ad oltranza.

La scelta del premier lo riporta infatti nel solco di una tradizione integralista religiosa (in questo caso islamica) che potrebbe arrivare perfino ad allontanare il paese dall’Unione Europea. La costruzione, grazie ad Ataturk, della Turchia di stampo laico che oggi conosciamo, è stata nel corso del premierato di Erdogan, minata da alcuni provvedimenti come l’incriminazione del pianista Fazil Say, reo di aver reso pubblico il suo ateismo su Twitter, il tentativo di ridimensionamento della festa laica dedicata ad Ataturk stesso e la riforma filo-religiosa della scuola. Come verranno accolte dall’Unione Europea queste svolte in favore dell’islamismo radicale, se ad esse venisse aggiunta anche questa sull’annientamento della possibilità dell’interruzione di gravidanza?

Inoltre la decisione di eliminare l’aborto (o di restringerlo pesantemente) rischierebbe di causare gravissime conseguenze per la salute delle donne: molte di loro potrebbero infatti scegliere la via della clandestinità, ricorrendo ad aborti illegali che si potrebbero rivelare estremamente pericolosi per la loro vita. Non solo quindi così facendo non si realizzerebbe quella crescita demografica tanto auspicata dal premier, ma si correrebbe il rischio contrario della perdita di molte vite umane.
E un paese che vuole ritenersi moderno non si può permettere tutto questo. E, soprattutto, un paese che si ritiene civile non può prescindere dal rispetto di una delle sue categorie più importanti: le donne.

Articolo scritto per FLM il 11/6/2012 e consultabile anche qui

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Posted in: Articoli, Attualità