Mosca 1980: l’Olimpiade dimezzata e i visconti d’Italia

Posted on ottobre 19, 2012

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Locandina di Mosca 1980

Italo Calvino, in un suo famoso libro, parlava di un certo visconte che, in seguito ad una cannonata, finiva letteralmente dimezzato, diviso in due parti distinte l’una dall’altra.

Sapevate che, secondo alcuni studiosi, questo doveva stare a testimoniare metaforicamente il mondo allora diviso in due da quella fase storica che sarà poi ricordata come Guerra Fredda? No? Beh allora sappiate anche che la stessa Guerra Fredda non ha dimezzato soltanto un nobiluomo nella fantasia di un grande scrittore italiano, bensì un’intera Olimpiade. Quella di Mosca del 1980.

Il boicottaggio. Tutto comincia nel 1979 quando l’Unione Sovietica decide di invadere l’Afghanistan per sostenere il governo comunista impegnato in una guerra civile contro i nazionalisti musulmani, che ricevevano invece l’appoggio esterno di nazioni come il Pakistan, la Cina e, soprattutto gli Stati Uniti. In seguito all’attacco sovietico furono proprio questi ultimi a indire il boicottaggio delle Olimpiadi che si sarebbero dovute tenere a Mosca per dare un forte segnale internazionale di condanna dell’azione di forza. Gli Usa auspicarono che ad aderire al boicottaggio fossero anche gli altri paesi formanti l’alleanza atlantica. Fu così che circa una sessantina di paesi (sui 141 dell’intero Cio) decisero di boicottare totalmente l’Olimpiade Sovietica, che fu letteralmente “dimezzata”. Tra questi stati troviamo anche la Germania dell’Ovest, il Canada e il Giappone. Altri paesi scelsero la via del compromesso: fecero partecipare i propri atleti, ma decisero che a rappresentarli fosse la bandiera olimpica e non quella della singola nazione (soluzione adottata da Gran Bretagna e Australia). L’Italia optò per una via ancora diversa: impedì la partecipazione agli atleti facente parte di corpi militari e consentì agli altri di partecipare sotto il vessillo olimpico. Fu così che, sui circa 5000 atleti, andarono alle Olimpiadi solo 163 italiani, mentre molti altri restarono a casa, tra cui due degli astri su cui contava la nazionale per una medaglia: Marcello Guarducci, esponente di spicco del nuoto, e Daniele Mesala, pentatleta che dovrà aspettare Los Angeles per prendersi la sua rivincita.

Dominio Urss. Per via del boicottaggio l’edizione moscovita fu ovviamente appannaggio della nazione di casa, che fece bottino pieno con ben 195 medaglie olimpiche (di cui ben 80 d’oro), seguita dalla Germania Est con 126. I sovietici regalarono all’Olimpiade quindi gli atleti migliori.
Tra questi ricordiamo il celebre Aleksandr Dityatin, ginnasta che vinse ben 6 medaglie nello stesso giorno, in quanto aveva raggiunto la finale in tutte e sei le specialità della sua disciplina e il regolamento prevedeva che queste si sarebbero dovute tenere tutte nel corso di un’unica giornata. Dityatin incrementò il suo bottino con altre due medaglie, finendo l’Olimpiade con ben 3 ori, 4 argenti e un bronzo. Dityatin fu anche il primo atleta maschio ad ottenere un voto pari a 10, punteggio che ottenne nel volteggio. Nel nuoto si distinse invece un’altro sovietico, Vladimir Salnikov che vinse tre ori, nei 1500 metri, nei 400m e nella staffetta 4×200 stile libero. Tra i non-russi spiccano l’etiope Mirus Yfter (che vinse i 5000 e i 10000 metri piani), il tedesco dell’est Waldelmar Cierpinsky che, come quattro anni prima, vinse l’oro nella disciplina olimpica per eccellenza, la maratona, e la ginnasta rumena Nadia Comaneci, che bissò i successi di Montreal vincendo due ori e due argenti.

Mennea

E l’Italia? L’Italia, vista anche la mancanza di molte rivali, disputò un’ottima Olimpiade, giungendo al quinto posto grazie alla vittoria di ben 8 medaglie d’oro, 3 d’argento e 4 di bronzo.
Non per le medaglie verrà ricordato il povero Romano Garagnani: fermato per un controllo antidroga, l’atleta italiano si vide fiutare la propria valigia da un cane che cominciò ad abbaiare come se all’interno della stessa ci fossero sostanze stupefacenti. Con la sorpresa generale, all’apertura della valigia, si scoprì che essa conteneva non droga, ma un bel prosciutto che il cane, forse affamato, aveva ritenuto maggiormente interessante rispetto a sostanze proibite di vario genere!
Tornando alle prestazioni sportive, tra gli esponenti di spicco della spedizione tricolore è doveroso ricordarne in particolar modo due: Pietro Mennea Sara Simeoni. Il primo, già detentore del record del mondo, riuscì nell’impresa di vincere i 200m di corsa piana, sopravanzando lo sfidante Welles solo negli ultimi metri e battendolo con uno scarto di soli due centesimi di secondo. La Simeoni invece vinse l’oro nel salto in alto, con uno splendido 2.01 che annientò le rivali più accreditate, la polacca Kielan e alla tedesca Kirst. Mennea e Simeoni. Re e regina dell’Italia a Mosca. O, per restare in tema, se preferite, i due visconti della nostra spedizione. Tanto che a distanza di molti anni li vedremo, come ci ricorda una nota canzone, approdare in politica, uno da una parte e uno dall’altra dello schieramento. Proprio come i due Medardo di quel Calvino che forse aveva, della vita e, inconsciamente, delle Olimpiadi, capito proprio tutto.

Articolo scritto per FLM il 4/6/2012 e consultabile anche qui 

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Posted in: Articoli, Sport