I Tarocchi del Verano, tra arcaismo e contemporaneità

Posted on ottobre 8, 2012

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I tarocchi. Affascinanti e mistici strumenti di lettura del futuro sin dal Medioevo. Carte arcane nelle quali è racchiusa la magia della veggenza per alcuni e l’ipocrisia della superstizione per altri. Diavolo e acqua santa. E, da oggi, opere d’arte. L’artista Alessandro Reale ha infatti inaugurato una mostra intitolata Tarox – I Tarocchi del Verano che come soggetto ha proprio i tarocchi. La rassegna, visitabile gratuitamente per tutto il mese di ottobre al Teatro Furio Camillo, è formata da 22 opere rappresentanti gli arcani maggiori, immaginati prendendo spunto dalle statue del Verano, presenti in ogni composizione e associate ad immagini moderne, che creano nello spettatore un effetto quasi straniante. Ecco quindi il Carro, il Sole, gli Amanti, ma anche la Morte e il Diavolo che si stampano sulle mura delle pareti circondando lo spettatore e avvolgendolo di un’aura mistica. Ogni opera si serve degli arcani maggioriper riprodurre qualcosa che va oltre le 22 carte: i tarocchi diventano il substrato perfetto per sfogare la vera protagonista, la fantasia.
L’artista, intervistato da Fuori le Mura, ha spiegato inoltre che la scelta delle statue del Verano è dettata dal fatto che quel luogo è ancora “romano”, “non turistico”, quasi antico, che ricorda il passato, quello stesso passato di cui i tarocchi sono simbolo ed icona.
Uniti alle statue, nei dipinti appaiono gli oggetti della modernità: una vecchia fabbrica abbandonata, un robot, gli astronauti che, associati alle statue del passato, creano immagini stranianti e quasi surreali. Lo spettatore si perde, non riuscendo a ritrovare le fila del tempo che, come afferma lo stesso artista non sembra essere sequenziale, ma sfasato.

Tra le opere più interessanti vi è sicuramente il Mondo, carta che rappresenta la fine del percorso, il raggiungimento di uno scopo, la realizzazione dell’essere umano. Nell’opera la statua dell’Angelo del Verano è attorniata da quattro astronauti, che rappresentano i 4 evangelisti della carta. La scelta dell’astronauta non è casuale: esso è infatti visto dall’artista come il simbolo del punto massimo raggiunto dall’uomo, che conquista un mondo diverso dal suo e allo stesso tempo ritrova se stesso in un qualcosa di lontano e solo inizialmente irraggiungibile. Sullo sfondo una scultura Maya che rappresenta un altro cosmonauta: il corto circuito passato-presente affiora preponderante.

Ne la Giustizia invece una statua femminile condivide lo spazio con un poliziotto e una moneta da due euro. L’uomo con il manganello simboleggia l’applicazione della giustizia del mondo moderno, mentre la moneta è una forte critica alla corruzione: chi ha i soldi può permettersi una giustizia diversa, e la teoria per cui son tutti uguali davanti alla legge viene meno.

Tutte le opere son state realizzate scegliendo la tecnica delle immagini digitale, che mostra un altro lato della poetica di Alessandro Reale: il ruolo centrale dell’immagine stessa. Nel mondo odierno, ha affermato a FLM lo stesso artista, viviamo in un mondo inondato dalle immagini; immagini perfette, che però, spesso, non rappresentano la realtà, sono fallaci, illusorie.
Reale aggrega queste immagini e le decontestualizza, sottraendole al ruolo di rappresentanti ingannevoli di quel che ci circonda e regalando loro una forma iconica, trasformandole in simulacri svuotati del loro valore mendace.
Così avviene ad esempio per l’immagine di Taxi Driver presente nel Matto. L’artista dice di averla utilizzata in molte delle sue opere, al punto tale da considerarla un’ossessione. E, nell’arcano numero zero, essa non è più locandina di un film di successo, ma parte integrante della carta dei tarocchi: perde la sua essenza originale, assume le sembianze di qualcos’altro. Si autoreferenzia, tagliando di netto quel filo che la legava alla sua vita precedente . E divenendo, al tempo stesso, fedele compagna e simbolo iconico dell’artista stesso.

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