Il lato destro di Renzi

Posted on settembre 24, 2012

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Matteo Renzi

Il protagonista politico assoluto di questi ultimi giorni è sicuramente lui: Matteo Renzi. Il rottamatore fiorentino ha dato il via, nelle ultime settimane, alla sua campagna elettorale per le primarie del Pd. Per lanciare la sfida a Bersani il sindaco di Firenze sta girando l’Italia in camper, punta sull’effetto novità, sulla giovane età e, udite udite, sui delusi del centro-destra. Sì, per provare a spodestare il segretario del Pd dal timone della nave democratica Renzi punta a coinvolgere nelle primarie anche coloro che son delusi dall’operato di Berlusconi. Come mai un elettore di centro-destra dovrebbe votare alle primarie di un candidato di centro-sinistra?

Semplice a dirsi: perché forse le idee di quel candidato non sono esclusivamente provenienti dalla tradizione storica del centro-sinistra stesso.

Eh si. Ad un’attenta analisi del programma di Renzi emerge infatti più un candidato liberal-centrista che un vero e proprio esponente progressista. Ovviamente son presenti molti punti da considerare parte di una strategia tipica di un partito di sinistra (la volontà d’integrazione degli stranieri, la ricerca della sussidiarietà, gli interventi per i redditi minimi, l’ecosostenibilità, le coppie di fatto), ma quel che sorprende (forse non più di tanto) è la presenza di alcune idee che starebbero meglio dall’altra parte dello schieramento piuttosto che per un partito progressista come il Pd si propone (si proponeva?) di essere.

Tra i punti del programma c’è ad esempio la dismissione del patrimonio pubblico, idea portata avanti dallo stesso governo Berlusconi sia negli anni d’oro che in quelli di crisi. La perdita del patrimonio immobiliare dello stato non sembra essere inoltre una soluzione che alla lunga possa funzionare: cedere ai privati i beni dei cittadini italiani potrà infatti servire a risanare  momentaneamente i bilanci, ma non risolverà di certo il problema delle finanze. Quando lo Stato avrà venduto tutto anno dopo anno cosa si farà?

Sempre scorrendo si legge “una riduzione dell’area del pubblico impiego”, che di certo non sembra un’idea progressista. Come vuole attuare questa procedura Renzi? Senza licenziamenti ovviamente, ma con l’introduzione del part time e la limitazione del turn over. In pratica si guadagnerà meno, si colpiranno i lavori a tempo indeterminato e full-time e i nuovi faranno fatica ad entrare.

Quando nel programma renziano si parla di scuola sembra sorprendente come non sia mai pronunciata in congiunzione con la parola “pubblica”. Si parla sempre di investimenti per la scuola in generale (che potrebbe quindi anche essere quella privata) e soprattutto si parla di volontà di “accrescere l’autonomia scolastica”. Questa potrebbe trasformarsi in una diminuzione delle risorse destinate alle università pubbliche (che dovrebbero quindi essere in grado autonomamente di trovare finanziamenti), e che porterebbe di conseguenza ad un accrescimento dell’inserimento dei privati (e delle pubblicità, e del potere delle imprese) nelle scuole stesse. Di certo non una strategia che suoni di centro-sinistra.

Sul lavoro l’impronta è montiana. Occorre qui ricordare che Renzi è stato favorevole alle tecniche di smantellamento dell’articolo 18 messe in atto dall’attuale governo e nel suo programma parla di“flexsecurity”, con possibilità per le aziende di licenziare (tradotta brillantemente con il diplomatico “nessuno inamovibile”) e aiuti per chi perderà il lavoro. Che, se sono gli stessi che sta attuando il governoMonti nei confronti dei licenziati, si dubita che avranno grande efficacia. E poi, chi garantisce che al lavoratore piacerà il suo nuovo lavoro, una volta licenziato dal precedente? Il welfare della sinistra è storicamente da un’altra parte.

Sulle pensioni Renzi si schiera a favore della riforma Fornero che “non verrà messa in discussione”ed anzi è ritenuta di importanza strutturale per le sorti del nostro Paese. Per gli esodati si dovrà trovare una soluzione. Peccato che il sindaco di Firenze non ne citi alcuna limitandosi ad un laconico: “Il problema dei cd. “esodati” dovrà tuttavia trovare una immediata soluzione.” Quale? Non si sa.

Anche in tema di cultura Renzi si rivolge principalmente ai privati, mostrando la volontà del loro inserimento massiccio nella cura del pubblico. Dal programma di può infatti leggere che è necessario “un nuovo regime fiscale per i finanziamenti privati. Per incentivare i finanziamenti privati alle istituzioni culturali occorre spostare l’onere della tassazione da chi eroga i finanziamenti a chi li riceve, garantendo parità di gettito fiscale ma mobilitando meglio le risorse con effetto moltiplicatore.” Invece di garantire uno Stato che sia in grado di sfruttare al massimo le risorse culturali che possiede Renzi sembra voler favorire l’introduzione dei privati anche in settori chiave come la cultura, mostrando di avere idee non troppo distanti a quelle appannaggio delle politiche liberiste dei governi di centro-destra che han preceduto Monti.

Beh, tutto sommato, adesso risulta un po’ più chiaro come mai il sindaco di Firenze, più che cercare a sinistra, stia bussando agli elettori di centro-destra per provare la sua scalata ai piani alti del Pd. E, vista una parte del suo programma, non è detto che qualcuno non gli apra la porta.

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Posted in: Articoli, Politica