Sculture di carta: gli uccelli fragili di Beltran Herrera

Posted on agosto 6, 2012

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Quando si pronuncia la parola “scultura” cosa vi viene in mente? Il marmo bianco di un David diMichelangelo? O lo scuro metallo dei Bronzi di Riace? In ognuno dei due casi, il concetto di “scultura” sembra legato ad un materiale solido, immutabile, eterno. Insomma, questo tipo di arte esiste per durare. Ma, poiché siamo nel 2012 e una buona parte di tutte le certezze che abbiamo son finite, più o meno per colpa nostra, nel dimenticatoio, è bene sfatare anche questo mito. Lo si può fare con l’aiuto dell’artista colombiana Diana Beltran Herrera e delle sue sculture di carta. Avete letto bene: Diana riesce a creare dei prodigiosi “origami” strutturati in maniera tale da apparire vere e proprie sculture. Come soggetto principale l’artista sudamericana ha scelto di utilizzare gli uccelli: semplici pezzi di carta  si trasformano così in veri e propri volatili dai colori sgargianti. Lo studio dell’artista sudamericana si muove attraverso le due direttrici del movimento e dello stupore. I suoi uccelli sono spesso costruiti in posizioni e ambienti diversi, ergendosi a simbolici rappresentanti di quell’idea di movimento che spesso ha avuto un ruolo chiave nell’arte contemporanea e non. Ecco quindi tucani fermi, colibrì in volo, merli che planano o, nel caso estremo, rimangono fissi al suolo senza vita. Il tutto per cogliere la meraviglia nell’osservatore e provare a stimolare, secondo le parole dell’artista, “un sorriso anche se per un solo secondo”. Un attimo di felicità.

L’utilizzo della carta come materiale per la realizzazione di queste sculture si connubia perfettamente con i soggetti scelti, trasmettendo nell’osservatore l’idea di leggerezza e libertà. Addio alla pesantezza del marmo e del bronzo e lunga vita al leggiadro materiale, grazie al quale gli uccelli sembrano pronti per spiccare il volo. Ma, al contempo, la carta è, rispetto ai suoi colleghi durevoli, fragile. Una scultura quasi al contrario. E questo tende a sottolinearlo la stessa Herrera, sul suo sito ufficiale, affermando che per lavorare con la carta si deve avere bene a mente i concetti di temporalità e fragilità. La carta infatti, secondo le parole dell’artista, “contiene una vita e un processo di trasformazione, lo stesso processo dei soggetti di cui parlo nei miei lavori. Io sono preoccupata per il poco interesse che gli umani hanno nei confronti della relazione con la natura e, con i miei lavori, spero di poter aiutare la riflessione su queste cose che spariranno presto.”
Eccolo quindi un altro anello di congiunzione tra la scelta del materiale e il soggetto rappresentato: la volontà di ricordare all’uomo che la natura è fragile come la carta e, senza la dovuta cura, rischia di fare la stessa fine di molti fogli appallottolati che ogni giorno giacciono immobili sul fondo del cestino d’ ufficio.

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