Villa Adriana e quella discarica che non s’ha da fare

Posted on maggio 21, 2012

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Villa Adriana

Provate a visitare Villa Adriana in un soleggiato giorno di Maggio. Tivoli, a pochi passi da Roma, vi sembrerà la dimora ancestrale di storie mitiche spesso poco raccontate. E quello splendido complesso fatto costruire dall’omonimo imperatore romano centinaia di anni prima si mostrerà come simbolo di grandezza e immortalità, con i resti romani che odorano di bighe e terra e il verde dei prati che profuma di primavera. Un quadro fantastico. Che oggi rischia di essere mutato profondamente. In peggio. Il pericolo è dietro l’angolo e il grande nemico ha un nome e un cognome ben precisi: Giuseppe Pecoraro. L’appena citato prefetto di Roma ha infatti deciso che la nuova discarica che dovrà sostituire quella di Malagrotta, destinata alla chiusura, dovrà sorgere a Corcolle, a pochi passi da Villa Adriana, con il pericolo che uno dei patrimoni dell’Unesco possa essere investito da vicino da tonnellate e tonnellate di immondizia che ne minerebbero il prestigio e l’alto valore culturale. La scelta di Pecoraro ha scontentato praticamente tutti. Il sindaco di Roma Alemanno si è, forse con eccessivo ritardo, dichiarato contrario a questa decisione e ha invitato il prefetto a scegliere un sito che provochi meno disagi: “È mio dovere prendere una posizione chiara: qui la discarica non si può e non si deve fare. Bisogna trovare un altro sito”. Dello stesso parere il presidente della provincia Zingaretti, che non lesina però critiche nei confronti del primo cittadino di Roma, e i due ministri dell’Ambiente e dei Beni Culturali, Clini e Ornaghi, che si sono opposti per ovvie valutazioni di carattere ambientale e artistico.

Striscione contro la discarica

La scelta del sito, fa sapere lo stesso Pecoraro, si basa anche su alcuni studi effettuati, su richiesta dello stesso prefetto, dall’Arpa e dall’Università di Tor Vergata, che avrebbero fugato alcuni dubbi (come quello, ad esempio, del problema di carattere idrogeologico dell’area) sull’effettiva agibilità del sito destinato ad accogliere la discarica. Ora la palla passerà a Monti, la cui risposta sul progetto del prefetto sarà probabilmente determinante ai fini della soluzione in un modo o nell’altro della vicenda.Nel frattempo, oltre alle prese di posizioni degli organi istituzionali, si è assistito anche alla mobilitazione di molte associazioni contro la scelta del prefetto. Tra queste troviamo l’ambientalista Italia Nostra che, tramite il proprio presidente Carlo Ripa di Meana, ha fatto recapitare al premier Monti una lettera per esprimere la propria contrarietà al’operazione, sottolineando come “il commissario Giuseppe Pecoraro non ha tenuto in alcuna considerazione i vastissimi e qualificatissimi pareri nazionali ed internazionali che fanno capo a la Presidenza della Repubblica Italiana, l’Autorità di Bacino e all’Unesco – che minaccia di cancellare Villa Adriana dai siti riconosciuti patrimonio mondiale”.
Schierato contro la discarica anche il Fai, Fondo Ambiente Italiano, che, tramite il presidente Ilaria Borletti Buitoni fa notare come la scelta sia “dissennata” e “contrasta con le normative europee in merito di smaltimento dei rifiuti e che fa pagare ai cittadini errori e ritardi nell’azione delle istituzioni”.

Sabato inoltre si è tenuta a Tivoli la manifestazione Villa Adriana nel Cuore, attraverso la quale intellettuali, associazioni e cittadini hanno espresso il loro dissenso nei confronti della decisione di Pecoraro. Così il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati: “Non permetteremo che si calpestino le leggi del nostro Paese. Corcolle ha caratteristiche archeologiche, idrogeologiche e territoriali che escludono la possibilità di realizzarvi una discarica.” Parole che sembrano preannunciare l’inizio di una battaglia. Difficile dargli torto. Si fa infatti fatica a comprendere come si possa anche solo pensare di costruire una discarica, con tutto quel che essa comporta, di fianco ad uno dei patrimoni dell’umanità. Calpestare in questo modo un edificio dal valore inestimabile e tramutare uno dei posti più incantevoli della penisola in un abominevole mostro che rischia di perdere anche il riconoscimento dell’Unesco. La speranza è che, grazie alle azioni dei cittadini e delle istituzioni, Pecoraro di ripensi. Per evitare che un sito protetto dall’Unesco venga affiancato dall’immondizia. Per evitare che quel profumo di erba e pietra antica si trasformi in un maleodorante olezzo pronto a distruggere la bellezza di un luogo dalla storia millenaria.

Articolo scritto per FLM il 21/5/2012 e consultabile anche qui

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Posted in: Attualità