L’arte che aiuta l’ambiente (e rifiuta il rifiuto)

Posted on maggio 6, 2012

0


Articolo scritto per Fuori le Mura il 7/4/2012 e consultabile anche qui

The Waving Wall

Prendete 1200 bottiglie di plastica. Non quelle normali, ma delle vere e proprie taniche in grado di contenere 19 litri l’una. Adesso montatele, incollatele e posizionatele formando una gigantesca catena, una muraglia non-cinese fatta di immobili onde azzurre. Otterrete The Waving Wall, installazione situata in Inghilterra, nella zona di Chalkwell, e opera di una serie di designers facenti capo al movimento BLOO NATION, che si propone di sensibilizzare le persone verso un tema delicato come quello del rispetto dell’ambiente, visto dall’ottica della battaglia al consumo eccessivo di una risorsa preziosa come quella idrica. Il volume di acqua che le bottiglie di The Waving Wall sono in grado di contenere è infatti quello che servirebbe per la produzione di un paio di jeans. Una marea di acqua per un semplice paio di jeans, in un momento storico dove le risorse naturali sono sempre più preziose e, di rimando, sempre più rare. Inaccettabile, secondo gli organizzatori del movimento.

Soup

Soup

L’installazione non è l’unica nel suo genere, quello cioè del connubio tra arte e ambiente, tra opera di valore culturale e tema sociale, tra sacro (se vogliamo) e profano (se riusciamo a coglierlo). Connubio che cerca di trovare ad esempio Mandy Baker, di professione fotografo, che unisce nei suoi scatti la natura e l’uomo attraverso la proposizione di ambientazioni costruite completamente di rifiuti. In Snow Flurryi candidi fiocchi di neve che cadono dal cielo sono sostituiti da un’accozzaglia di oggetti rotti di color bianco sporco o simile. Piatti, maschere e contenitori su uno sfondo nero che sembra ricalcare il cielo di notte. Sempre dello stesso autore la splendida serie Soup, dove oggetti di plastica e altri tipi di rifiuti recuperati dalle spiagge vanno a formare un vero e proprio oceano di feticci che acquisiscono un profondo valore ambientale, salvati dall’esser sporcizia e tramutati in opera d’arte. Più riciclaggio di così!

Field of light

Altra figura interessante tra quelli che potremmo definire “artisti-ambientalisti” è sicuramenteBruce Munro. I suoi Field of light sono installazioni di lampadine a basso consumo energetico posizionate su verdi campi aperti a formare un tappeto di fiori fatti di vetro e fibre elettriche. In questo caso la ricerca dell’unione tra ambiente e nuove tecnologie porta l’artista a parlare di vera e propria “coltivazione dell’ambiente”: l’uso di uno strumento artificiale deve sempre portare all’estremo rispetto delle logiche di salvaguardia e conservazione del patrimonio naturale della Terra. Sommo negromante dei rifiuti è invece Rodrigo Alonso. Pezzi di computer, carte elettroniche e materiale di scarto ormai finiti nel cimitero dell’immondizia sono riesumati e riportati in vita sotto nuove forme artistiche nei contenitori N+ew. Che già nell’acronimo fanno capire quale sia il loro scopo: No more Eletronical Waste, niente più immondizia elettronica. Insomma: quello che potrebbe finire nelle discariche deve essere riutilizzato. E se ne dovesse uscire un capolavoro o un’opera d’arte, tanto di guadagnato.

Venere degli stracci

E in Italia? Anche nel Belpaese qualcuno non è rimasto a guardare: meno di un’anno fa si è conclusa infatti una mostra di Pistoletto al Maxxi di Roma, dove l’autore, legato a doppio filo all’Arte Povera, ha portato in scena sculture interamente composte da rifiuti, tra cui la celebre Venere degli stracci, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul tema della sostenibilità. Altro progetto interessante è quello del Museo del Riciclo, portale virtuale inneggiante al riuso che raccoglie le testimonianze di chi trasforma l’immondizia in opere d’arte.

In un mondo dove l’ambiente viene spesso messo in secondo piano anche l’arte prova quindi a fare la propria parte. Basterà a modificare l’opinione pubblica?

Annunci
Posted in: Arte, Articoli