Sky: dalla qualità al qualunquismo?

Posted on febbraio 17, 2012

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Articolo scritto per Fuori le Mura il 23/1/2012 e consultabile anche qui

Gianluca di Marzio; sullo sfondo uno dei primi "pubblici" di Sky

Da qualche settimana i più accorti telespettatori in possesso del pacchetto Sky (in particolare gli appassionati sportivi) avranno notato la novità introdotta dalla emittente televisiva. Non parliamo di offerte promozionali, né di nuovi canali, ma dell’inclusione del pubblico nello studio di commento post-partita dedicato all’approfondimento serale della giornata calcistica su Sky Sport. La trovata sembra voler dare un messaggio ben preciso, che potrebbe essere riassunto con la volontà di avvicinare il format a quello più standard tipico delle televisioni generaliste come Rai e Mediaset, che da anni ormai affiancano agli esperti il tanto fantomatico pubblico. Se quest’ultimo sia soltanto l’amo gettato per cogliere un maggior numero di persone e avvicinarle alla piattaforma televisiva non ci è dato sapere, ma sicuramente l’azione porta ad una riflessione. Sky ha da sempre fatto della professionalità e degli alti standard qualitativi le sue armi di forza per poter giustificare l’alto prezzo dell’abbonamento; ha offerto un prodotto di livello che si differenziava dai concorrenti proprio per la sua maggiore abilità di approfondimento. Adesso invece lo studio con tanto di mani che applaudono e facce che si notano in secondo piano dietro all’esperto di turno sembra ricordare più i talk show alla Maria De Filippi e Maurizio Costanzo che un programma di alto livello. Se lo scopo di tutto ciò è l’avvicinarsi ad un passato modello controcampesco di vedere gli approfondimenti calcistici (con Mughini a far da padrone, risse verbali, fiumi di fischi dagli spalti e poco calcio) l’azienda di Murdoch potrebbe perdere buona parte del suo appeal e della sua diversità etica.

I finalisti di X Factor

Ma non finisce qui. Sempre su Sky Sport, non più di un mese fa, sono andati in scena servizi che di giornalistico (e calcistico) avevano ben poco e servivano semplicemente da volano promozionale per gli altri programmi della rete. A pochi giorni da X Factor (quest’anno andato in onda proprio sulla PayTv) ecco che SkySport 24 lanciava servizi su improbabili calciatori cantanti e invitava il pubblico a votare il migliore, senza far mancare, ogni due minuti, il ricordare dell’avvicinarsi della finale del programma musicale. Una marketta difficilmente digeribile per chi è interessato semplicemente a sapere cosa accade all’interno del mondo della sua squadra del cuore. Oppure, il giorno prima del Derby, ecco l’intervista a Carlo Cracco ridente milanista. Ma chi è costui vi chiederete? Beh, uno dei tre cuochi che dirigono il programma Master Chef Italia, in onda, neanche a dirlo, su Sky. E quale miglior metodo per invogliare gli spettatori ad incuriosirsi verso il programma se non un buon parlarne nelle ore di punta che precedono la sfida della Madonnina?

L’uso di servizi non eccelsi ideati al solo scopo di provocare la curiosità dello spettatore nei confronti di un altro programma televisivo non è di certo il massimo per chi fa della qualità il suo cavallo di battaglia.

Il metodo è sicuramente efficace (e ricorda l’uso del link del mondo online, con il rimando ad altre pagine che, in questo caso, prendono la forma del programma televisivo) ma è veramente gradito ad un pubblico che cerca la professionalità? La risposta sembra venirci proprio dall’emittente televisiva, tramite, neanche a dirlo, lo slogan della propria pubblicità principe “Sky, liberi di…”. Che non esclude il cambiare canale.

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