L’ultimo degli Jarawa

Posted on febbraio 17, 2012

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Articolo scritto per Fuori le Mura il 30/1/2012 e consultabile anche qui

Uomo Jarawa © Salomé/Survival

Chissà se Mann, leggendo questo articolo, non abbia voglia di dirigere un nuovo lungometraggio che narri le vicende di un’altra tribù indigena alle prese con uno scontro di civilità.

I protagonisti di questa storia a tinte cupe non sono infatti i ben noti Mohicani, bensì gli Jarawa, abitanti da tempo immemore delle lontane isole Andamane, situate nell’Oceano Indiano.

Padroni delle verdi foreste dell’arcipelago, gli Jarawa per secoli non hanno avuto nessun tipo di contatto con la civiltà. Tutt’oggi vivono come nomadi, cacciando maiali selvatici e varani, e raccogliendo i frutti che i boschi concedono umilmente loro. Questi ancestrali custodi di bellezze naturali, sconosciuti ai più, devono però fare adesso i conti con il progresso che minaccia la loro esistenza.

L'ultimo degli Jarawa? © Salomé/Survival

Negli anni settanta venne infatti costruita, forse in nome del positivismo e di futuristiche visioni di benessere, una strada (la Andaman Truck Road) che attraversa la foresta degli Jarawa. Nel corso degli anni quella che per millenni è stata la casa di intere famiglie si è trasformata in uno squallido hotel dove a passare non erano ospiti in frack desiderosi di una colazione all’inglese, né missionari religiosi pronti a concedere le loro benedizioni, ma coloni, bracconieri e taglialegna pronti a depredare e raschiare il fondo di un patrimonio naturale che meritava di rimanere vergine.

All’inizio degli anni novanta le autorità hanno cercato di sedentarizzare questa popolazione, ma è poi stato costretto a tornare sui suoi passi dopo essere incappatto in una ferrea opposizione da parte di organizzazioni internazionali e locali. Nel 2002 è stata emessa una sentenza favorevole alla tribù: la strada deve essere chiusa e gli abitanti devono essere liberi di poter tornare alle loro abitudini senza incorrere in pericoli provenienti dall’esterno.

Oggi però questa strada è ancora lì, pronta a vomitare, in uno degli ultimi polmoni verdi che la Terra ci regala, bracconieri e sciacalli intenti a fagocitare le risorse di un territorio che dovrebbe essere ad uso e consumo dei suoi abitanti.
La linguista Anvita Abbi lancia l’allarme: “A meno che non venga costruita una strada alternativa, non saremo in grado di salvaguardare la vita, la cultura, la lingua e l’identità di una delle più antiche civiltà della terra”. Destino crudele toccato un paio di anni fa alla tribu dei Bo, estintasi dopo la scomparsa dell’ultima della stirpe, Boa Sr, che fino all’ultimo ha chiesto che venisse preservata e ricordata nei secoli almeno la lingua del proprio popolo.

Veicoli in coda per entrare nella riserva degli Jarawa lungo la strada Andaman Trunk Road. © G Chamberlain/ Survival

Gli Jarawa rischiano la stessa fine. Un ulteriore pericolo è il cosiddetto safari umano, la visita dei turisti che si affollano con enormi jeep per vedere questi indigeni immacolati, rischiando di avvicinare ad un’oscuro precipizio la loro millenaria cultura.

Sul sito di Survival si possono leggere a tal proposito le parole di Stephen Corry, direttore generale dell’associazione che difende i diritti degli indigeni: “Oggi che le prove dei safari umani sono diventate schiaccianti e hanno provocato sdegno in tutto il mondo è cruciale che il governo indiano chiuda immediatamente la Andaman Trunk Road. Le dichiarazioni pubbliche del ministro Chidambaram, che ha affermato che non si deve ‘forzare né imporre nulla alla tribù’ sono molto incoraggianti, ma l’unico modo per garantire che questo accada davvero è chiudere la strada. La morte di Boa Sr ci lascia in eredità un forte monito.”

Chissà se per una volta, invece delle strade, in questo mondo abbagliato dal cemento, si comincerà a costruire un po’ di buonsenso. Per evitare che un giorno si debba essere costretti a versare doloroso inchiostro parlando dell’ultimo degli Jarawa.

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Posted in: Articoli, Attualità