Pandora è in India: i Soliga si riprendono la loro terra

Posted on gennaio 24, 2012

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Articolo scritto per Fuori le Mura il 7/11/2011 e consultabile anche qui

 

Un uomo Soliga in preghiera presso uno dei 487 siti sacri della riserva delle colline di Biligirirangan, India. © Atree/Survival

Avatar docet: se ci si mette contro un gruppo di nativi che per anni ha vissuto sulla propria terra difficilmente se ne uscirà da vincitori. Stavolta però non ci sono Na’vi alti 3 metri e umani che cercano l’unobtanium. Non siamo nemmeno su Pandora, ma nella ben più vicina e reale India, dove la tribù indigena dei Soliga ha visto pochi giorni fa riconosciuto il diritto di utilizzo sul proprio suolo ancestrale, messo in discussione nel gennaio scorso di fronte alla decisione di adibire lo spazio a riserva naturale per la tutela delle tigri. Adesso, grazie al Forest Rights Act, alla tribù viene legalmente concesso di utilizzare e proteggere il 60% del territorio in questione, la riserva del Santuario del Tempio di Rangaswami. Una vittoria molto importante per i Soliga, che da mesi si battono per dimostrare al Ministero dell’Ambiente che il loro allontanamento non gioverebbe alle specie protette: “Siamo stati i soli a prendersi cura delle tigri. Liberatevi di noi e vi libererete anche loro”.

Il Forest Act è solo l’ultima tappa di una discussione che si protrae dall’inizio degli anni settanta su come conciliare i diritti dei popoli tribali con la volontà di conservazione del territorio e delle specie protette. Nel 1974 i Soliga erano stati costretti ad abbandonare le colline di Biligirirangan per far fronte alla decisione governativa di proteggere l’ambiente del luogo, mentre oggi, a distanza di oltre 30 anni, compiono un passo fondamentale per essere riconosciuti come elemento chiave all’interno dell’ecosistema e del territorio.
La tribù ha potuto così dare il via ad un progetto di gestione della riserva in stretta collaborazione con le autorità dello stato di Karnataka, dove oggi vivono circa 20.000 indigeni pronti a dare il loro contributo per la Madre Terra.

Ragazzini Soliga giocano in una radura della foresta, all'interno della riserva delle colline di Biligirirangan, India. © Shrenik Sadalgi/Survival

Stephen Corry, direttore generale dell’associazione Survival International che è stata tra le prime a dare notizia dell’accaduto, ha affermato: “Il governo indiano sta cominciando a rendersi conto che i popoli tribali sono di gran lunga i migliori ambientalisti. Se solo il resto del mondo potesse capirlo! Sfrattare i popoli tribali dalle loro terre ancestrali nel nome della “conservazione” è non solo illegale, ma equivale anche al distruggerli e a condannare insieme a loro anche l’ambiente locale e la fauna.”

Lo stretto rapporto venutosi a creare tra popoli indigeni e territorio induce ad una riflessione di ampio respiro su situazioni a noi più vicine. Mentre in India una tribù si riappropria della terra dove ha sempre vissuto, in Italia assistiamo, giorno dopo giorno ad azioni governative e comunali totalmente disinteressate nei confronti di quel cordone ombelicale che unisce ogni cittadino al suolo dove vive.

Pandora, dal film Avatar

La lacerazione di questo legame è prontamente visibile nei progetti della Tav in Val di Susa, della base americana a Vicenza, dell’inceneritore di Albano, del ponte sullo stretto. Opere i cui piani di costruzione hanno visto (o vedono ancora) la ferma opposizione degli abitanti dei luoghi coinvolti. Questi son stati però spesso ignorati dai piani alti che, nel nome del profitto, propongono un utilizzo (struttamento?) del territorio (e non parliamo certo di riserve per le tigri) che comincia ad esser malvisto da una grande fetta di società.
Sicuri che non si possa fare di meglio? A Pandora, pardon, in India sembrano esserci riusciti.

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Posted in: Articoli, Attualità