Immortals, divino…a metà!

Posted on gennaio 24, 2012

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Articolo scritto per Fuori le Mura il 14/11/2011 e consultabile anche qui

Immortals, locandina

Grecia, un migliaio di anni prima di Cristo. Il feroce e astuto Re Iperione (Mickey Rourke), per acquisire fama imperitura e vendicarsi delle divinità complici della morte di sua moglie e suo figlio, decide di risvegliare i Titani e lanciare la battaglia contro Zeus (Luke Evans) e seguaci per il dominio sull’umanità. Per farlo dovrà però trovare il magico Arco di Edipo, sola arma in grado di rompere la prigione in cui i potenti mostri son rinchiusi in qualche grotta sconosciuta della penisola ellenica. L’unica a conoscere l’ubicazione del prezioso oggetto è la sacerdotessa Fedra (Freida Pinto), Oracolo della Sibilla, in grado, grazie alle sue visioni, di prevedere il futuro. Iperione col suo esercito mette a ferro e fuoco i villaggi della Grecia fino a trovare la donna, che si rifiuta però di collaborare. Nel frattempo Teseo (Henry Cavill), un contadino addestrato al combattimento fin dalla  tenera età, si organizza con un piccolo manipolo di uomini per cercare di fermare l’avanzata del tiranno e delle sue legioni demoniache. L’occhio degli Dei dell’Olimpo vigila sulle azioni terrene, e la battaglia per il futuro dell’umanità sembra essere appena cominciata…

Il regista visionario Tarsem Singh (The Cell), con la collaborazione dei produttori di 300, regala un film che convince solo in parte. L’eccessiva lentezza iniziale e la durata dell’intero lungometraggio (circa 2 ore) impediscono all’azione di scorrere fluida, con il risultato che il tutto stenta a decollare. Poco si vede delle epiche battaglie che furono di Leonida e soci o, senza scomodare l’irragiungibile 300, degli scontri avveniristici di Clash of Titans, per fare un paragone con prodotti di genere affine. La scaramuccia finale non lascia nello spettatore il sentore di qualcosa di maestoso come invece facevano presagire le aspettative, e i momenti in cui i personaggi combattono tra loro (che sarebbero dovuti essere portanti per l’intera struttura del film) risultato raffazzonati e poco incisivi.

Lo scontro col Minotauro

Non si può però negare che l’immenso lavoro svolto sulla scenografia e sulle immagini dia al lungometraggio un’ emotività elevata e una cornice di pathos che avvolgono lo spettatore in un’atmosfera in cui la Grecia antica si fonde con lo spirito visionario di Singh. Visuali di costiere a strapiombo sul mare, i villaggi arroccati tra le rocce, navi che solcano le acque; tutto sembra però irreale, quasi straniante, a voler farsi testimone di una strana commistione tra storia e finzione. Per le immagini invece lo stesso regista afferma di essersi ispirato ai quadri di Caravaggio: colori saturi, luci drammatiche e movimenti dinamici sono una chicca che attira lo spettatore.
Qualche pecca sui costumi: difficile, foss’anche per semplice definizione, rassegnarsi all’idea di Titani mingherlini conciati come fossero appena usciti da un’esperienza di Body Art, così come stranianti risultano i costumi delle divinità, più vicini ad armature “cartonistiche” di Cavalieri dello Zodiaco che a reali antiche vestigia di stampo ellenistico.

Mickey Rourke, nei panni di Iperione

Azzeccata la caratterizzazione dei personaggi per un genere che si presenta come epico: ogni pedina che si muove sullo schermo è indirizzata verso un’unica connotazione psicologica, che accentua la divisione tra Bene e Male caratteristica di prodotti del genere. Iperione è malvagio, Fedra è pura, Teseo è giusto; le sfumature e le complessità si appiattiscono in nome degli ideali ma, se questo può essere visto come un fattore negativo in altri contesti, qui si rivela scelta lungimirante. Gli eroi e i mostri mitologici infatti sono per tradizione bianchi o neri, e poco spazio viene concesso a grigi di qualsivoglia natura. Tra i “neri” si staglia possente un ottimo Mickey Rourke che, perfettamente a suo agio nel ruolo di vendicatore alla ricerca della gloria e dell’eternità, sembra padroneggiare le scene in maniera più incisiva rispetto al “bianco” Cavill, né carne né pesce, autore sottotono del trito discorso epico finale e uccisore di un minotauro spogliato della sua intera essenza.

Insomma, un film a metà, nel limbo come chi sa che poteva aspirare ad un importante ruolo nel filone che fu degli eroici spartani e si è invece accontentato di essere un prodotto godibile, ma sicuramente non eccelso.

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Posted in: Articoli, Cinema