Caro Pd, ma non eran meglio le elezioni?

Posted on gennaio 24, 2012

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Articolo scritto per Fuori le Mura il 21/11/2011 e consultabile anche qui

Pierluigi Bersani

“Sono favorevole sulla necessità di introdurre maggiore flessibilità in entrata e in uscita nel mondo del lavoro”
Mario Monti, 1998.

La prima pagina del libro che molti titolano “Terza Repubblica”, e che invece di intestazioni vere finora non ne ha, è stata scritta con la fiducia al governo Monti. Tra i suoi principali sostenitori troviamo il Partito Democratico, fin da subito schierato a favore di un governo tecnico, utile a risollevare il paese dallo stato di degrado in cui si trova. Benché sembri inappuntabile come decisione se considerata la variabile della responsabilità, la scelta appare carente dal punto di vista della strategia e della credibilità politiche.

Innanzitutto suona come un segnale di debolezza la resa semi-incondizionata del Pd al governo Monti. Un unico paletto: niente esponenti del precedente governo; zero veti invece su qualsivoglia programma. Scelta che si incanala nel solco dell’antiberlusconismo fine a se stesso da cui si dovrebbe cercare di uscire per un nuovo paese. Della serie: basta che non mettete gli amici di B., per il resto all’Italia potete fare di tutto. Dare fiducia ad un governo a priori e senza aver neanche letto o sentito una bozza di programma non è il massimo per un partito che si propone di governare un paese, e la situazione di crisi economica non può essere considerata come attenuante. Tant’è che (Terzo polo a parte) tutte le altre forze politiche hanno agito in maniera diversa: il Pdl ha dato fiducia più o meno a tempo, l’Idv valuterà ogni scelta, Sel ha affermato che il programma non è quel che si aspettava, la Lega va addirittura all’opposizione.

Mario Monti

Calata di braghe a parte, stona il matrimonio tra quello che dovrebbe essere il maggiore partito di centro-sinistra e la figura del nuovo presidente del consiglio. Monti è sì autorevole, preparato e sicuramente abile economista, ma è tendenzialmente un uomo della destra liberale, perfetto per Fli e Udc, ma che poco ha da spartire con la parte politica progressista. Flessibilità (che fa rima con precarietà), riforma delle pensioni e pochi accenni alla patrimoniale cozzano con le idee di buona parte del mondo della sinistra, così come il curriculum infarcito di legami con la Bocconi e la Cattolica, alla faccia di chi dovrebbe (vedi Pd) credere all’importanza di una scuola pubblica e di massa. Sicuri che l’elettorato democratico (e quello dei suoi presunti alleati) guarderà di buon occhio questa presa di posizione?

Manifesto del Pdl: è già ora di campagna elettorale?

Ma è a livello strategico che si presenta l’errore maggiore: il Partito Democratico aveva ottime possibilità di ottenere una vittoria netta in caso di elezioni nazionali. Il declino della figura di Berlusconi, le lotte interne al Pdl, il traino delle amministrative e dei referendum, la crisi economica che aveva minato i consensi del governo di centrodestra: si partiva con un discreto vantaggio difficilmente colmabile dagli avversari in un paio di mesi di campagna elettorale. La scelta del governo tecnico invece incanala il Pd in un difficile imbuto fatto di tagli e misure impopolari di cui il partito di Bersani dovrà farsi carico, in qualità di promotore dell’esecutivo montiano. Sul limbo di questo imbuto il Popolo della Libertà, con Berlusconi pronto a raddoppiare i suoi sforzi come fossero teste dell’Idra di Lerna appena colpita a morte. Fuori invece la Lega, che spera di guadagnar consensi stando all’opposizione.
Gli italiani dimenticano in fretta, e quasi due anni di tecnici potrebbero bastare a cancellare il lacunoso governo del Cavaliere, regalando al Pdl un’opportunità insperata per il 2013.
Ecco che la teoria della responsabilità non regge: un anno e mezzo di Monti, se raccordato al prospetto di un nuovo inadeguato governo di Berlusconi o similia, potrebbe fare per il Pd (e forse per l’Italia) più danni di una campagna elettorale che avrebbe sì avvicinato il paese al precipizio, ma anche potuto portare ad un governo contornato da maggiore equità sociale duratura.

Quel che appare è che il Partito Democratico, più che per responsabilità, si sia affidato a Monti per impreparazione.
Quello bersaniano è un partito che ancora non ha ben deciso da che parte stare. Un partito che, nonostante invocasse giorno dopo giorno le dimissioni, non si era assolutamente preparato alle elezioni. Un partito che per tanto tempo ha aspettato un treno che quando è arrivato lo ha colto dormiente su una panchina di una squallida stazione. Ma il pizzino di Letta a Monti sembra dire di più: ci mostra un Pd che, per anni prigioniero del suo ruolo di opposizione inadeguata, cerca di cogliere al volo il tozzo di pane raffermo lanciatogli dal secondino invece di provare ad agguantare le chiavi della cella per ottenere la libertà.

Caro Pd, siamo proprio sicuri che non fossero meglio le elezioni?

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Posted in: Articoli, Politica