Superata la velocità della luce? Ma Einstein ha l’asso nella manica

Posted on novembre 6, 2011

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Articolo scritto per Fuori le Mura il 26/9/2011 e consultabile anche qui

Accelleratore di particelle del CERN

Se fosse ancora vivo forse avrebbe storto un po’ il naso di fronte ai nuovi dati, consapevole che, se confermati, potrebbero mettere in crisi una buona fetta della sua teoria della relatività.
Parliamo di Albert Einstein, messo sul banco degli imputati in queste ultime ore, dopo la diffusione della clamorosa scoperta del CERN di Ginevra. Gli studiosi del laboratorio svizzero hanno infatti diffuso venerdì scorso i dati relativi all’esperimento Opera (Oscillation Project with Emulsion-tracking Apparatus ): neutrini lanciati da Ginevra e diretti in un laboratorio del Gran Sasso hanno percorso il tragitto ad una velocità superiore a quella della luce. Avete letto bene: quel limite insuperabile sembra essere stato infranto.
Per l’esattezza le particelle hanno percorso i 730 km che separano la Svizzera dall’Abruzzo con un tempo di 60 nanosecondi inferiore rispetto a quello impiegato dalla luce.
Il margine di errore dovuto alla sensibilità degli strumenti è pari a 10 nanosecondi, non tale quindi da poter variare il succo della questione. I dati son stati diffusi dopo un percorso durato 3 anni e messi a disposizione per ulteriori verifiche da parte di altre comunità scientifiche.
Se confermata la scoperta aprirebbe scenari inimmaginabili nel mondo della fisica, in particolare nella sua branca relativistica.L’apparato teorico messo su da Einstein ad inizio novecento aveva infatti come base la considerazione che la velocità della luce fosse ineguagliabile. Venendo meno questo assunto molte leggi andrebbero riscritte e si potrebbe aprire addirittura una nuova era per la fisica moderna.

Rilevatore OPERA situato nel Gran Sasso

Se confermata, abbiamo scritto. Benché infatti si parli di scienziati di altissimo profilo e di anni di esperimenti, potrebbero esserci stati degli errori, come spiega  il coordinatore dell’esperimento, Antonio Ereditato che, in un’intervista a La Stampa spiega: “Si tratta di un risultato così inaspettato che ci obbliga ad essere cauti. Ogni misura può essere alterata da due tipi di errori. In primis gli errori statistici, che possono derivare dalla scarsità dei casi esaminati: per questo abbiamo preso in considerazione un elevato numero di eventi, 15 mila, e continueremo a raccogliere i dati. Il secondo tipo di errore è sistematico e può essere dovuto a difetti delle strumentazioni. Ecco perché è necessario che le misure vengano ripetute altrove: esistono strumenti adatti sia negli Usa che in Giappone”.
Solo nuove prove e ulteriori controlli quindi ci diranno se siamo di fronte ad un nuovo Sacro Graal della fisica, se siamo incappati in un falso allarme o se semplicemente basterà spostare più in là l’asticella (della velocità) posta da Einstein e continuare come se nulla fosse.

La celebre linguaccia di Einstein

La bomba ha innescato reazioni discordanti. Gli scettici hanno messo subito in dubbio la validità dell’esperimento, certi dell’esistenza di errori e pronti a fare di tutto per controbattere la nuova teoria. Ci sono poi gli entusiasti (tra cui chi scrive in questo momento), convinti che questa scoperta aprirà strade nuove per i vari ambiti della fisica e potrebbe essere una scoperta rivoluzionaria. Nota di colore: per molto tempo è stato detto che solo il non poter raggiungere la velocità della luce ci impedisce di viaggiare nel tempo. E adesso che si dirà?
Tra coloro che hanno appreso la notizia in maniera più che positiva citiamo l’astrofisica Margherita Hack: “È una scoperta straordinaria, se confermata è una prova che almeno in un punto la teoria della relatività era sbagliata.”

Vacilla quindi dopo 106 anni il regno relativistico messo in piedi dal grande Einstein. Che però ha forse un ultimo asso nella manica da giocare. Il fisico tedesco infatti diventò grande per aver introdotto nella fisica quello che poi sarà definito da Karl Popper come “falsificazionismo”: una teoria è scientifica solo se passibile di falsificazione. Einstein con le sue teorie sulla relatività ruppe l’alone di acriticità che governava il mondo delle scienze, fino a quel momento pendente dalle labbra di Newton e soci. Benché sempre alla ricerca della legge universale, Einstein per primo fece emergere che ogni teoria scientifica è figlia del preciso momento storico in cui si pone e che nessuna di queste è certa di restare eterna e invariata nei secoli dei secoli. In cuor suo sapeva che ciò sarebbe potuto avvenire anche con il suo più brillante successo. Se ciò accadrà, se la velocità superiore dei neutrini sarà confermata, più che una sconfitta, per il fisico tedesco potrebbe essere la più grande vittoria, prova lampante che il suo modo di vedere la fisica e le leggi naturali, mai stabilite “in aeternum” ma sempre “relative” e passibili di mutazione, era quello giusto.

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