Mondrian e la ricerca dell’armonia perfetta

Posted on novembre 6, 2011

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Articolo scritto per Fuori le Mura il 31/10/2011 e consultabile anche qui

Composizione con grande piano rosso, giallo, nero, grigio blu

Se pensate che un quadro composto da semplici linee nere non sia arte, beh avete ancora tutto il tempo per ricredervi. E’ infatti in corso al Vittoriano e visibile fino al 29 gennaio 2012 la mostra L’armonia perfetta dedicata al celebre pittore olandese Mondrian. Una rassegna di opere che mostra i diversi momenti della suo percorso artistico, che si snoda dal realismo delle origini fino a quelneoplasticismo fatto di linee e spazi che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Il “filo conduttore” proposto allo spettatore diventa “un itinerario verso l’astrazione” all’interno del mondo pittorico di uno dei più grandi artisti del novecento.

Dopo una sezione introduttiva, in cui il visitatore si trova di fronte ad un video esplicativo e ad una sala interamente dedicata alla cultura artistica del pittore, si possono ammirare i quadri di tutte le varie correnti attraversate dal genio olandese.
La prima è quella realista, che Mondrian sperimenta alla fine dell’ottocento. Tipici di questa fase sono l’utilizzo di colori scuri e la proposizione di paesaggi che cercano di ricostruire fedelmente la realtà. In quadri come Boschetto di salici con cime potate sul Gein Un’ansa del Gein con l’elemento principale è l’albero, che, con la sua forma verticale (tronco) e orizzontale (rami) sarà un punto di riferimento fisso della produzione dell’artista.

Crisantemo morente

Proseguendo nella mostra si entra nella sezione simbolista, fase a cui il pittore si avvicina dal 1903. I colori cominciano a cambiare, le forme diventano meno realistiche, si creano associazioni simboliche prima assenti.
Nel Faro a Westkapelle del 1908 è possibile ammirare la preponderanza della linea verticale e il colore espressivo, mentre in Crisantemo morenteil tema della morte assume connotazioni quasi mistiche.
Dopo quella simbolista è la volta della fase lumista. L’incontro con Toorop induce Mondrian a caratterizzare i suoi quadri con colori vivaci ed effetti luminosi; la pittura viene stesa con piccole pennellate, uno stile che ricorda il puntinismo di Seurat. Per questa fase, che durerà fino al 1911, la mostra ci regala opere come Contadino nello Zeeland (dove il contrasto tra i colori si nta in maniera estrema) e Il campanile della Chiesa a Domburg.

Dopo il suo trasferimento a Parigi, sulla soglia dei quarant’anni, Mondrian si avvicina al cubismo, movimento che segna per la sua concezione artistica un vero punto di rottura col passato. I quadri del pittore olandese cominciano a diventare maggiormente astratti, la forma assume un peso notevole e il piano del quadro comincia a frammentarsi.

Nei dipinti tornano gli alberi, ma hanno perso ogni parvenza di realismo e sono ricondotti a semplici linee orizzontali e verticali;l’idea dell’oggetto figurativo permane, ma esso è modificato a tal punto da essere quasi irriconoscibile (come accade neFacciata di una chiesa 1). Linee e spazi cominciano ad erodere il dominio della figurazione, che si dissolverà negli anni successivi.

Composizione con bianco e rosso

L’ultima sezione della mostra è dedicata alle opere neoplastiche, che hanno reso l’artista olandese celebre nel panorama internazionale. Mondrian, sposando appieno il progetto De Stijlabbandona totalmente la figura per proporre nei suoi dipinti soltanto un insieme di linee orizzontali e verticali (mai oblique) e di figure rettangolari e quadrate. L’opera d’arte mira a diventare il centro di un equilibrio perfetto, la fucina di un armonia totale; la forma viene abolita e permangono solo i rapporti tra le figure. I colori usati sono solo quelli base (rosso, giallo e blu) e i non-colori (bianco, nero e grigio), che danno l’idea di universalità e purezza. I quadri non son più caratterizzati dalla presenza di oggetti o persone, ma da ritmi, simmetrie e spazi, che acquisiscono significato ontologico, mentre la profondità è azzerata in nome della semplificazione, del raggiungimento dell’assoluto. L’opera d’arte deve allo stesso tempo essere indipendente ma contigua con lo spazio circostante, racchiusa nei suoi spazi, ma vicina, grazie alle linee che sembrano uscire fuori, con quello che è attorno, riprendendo il concetto di arte totale con conseguente fusione tra pittura e architettura tipico del De Stijl. Ecco che il visitatore può quindi ammirare Composizione con grande piano rosso, giallo, nero, grigio blu Composizione con bianco e rosso. E rimane fermo a guardarli, pensando allo studio che c’è dietro. Segue le linee nere, osserva gli sfondi bianchi, si fissa sui barlumi di colore puro.
“Sarei stato in grado di farlo anche io, non serve essere un artista per dipingere quadrati”, si ripete. Ma quando esce dalla mostra, con le mani in tasca e un quadro in testa, non ne è poi così sicuro.

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