Il piano B.

Posted on novembre 4, 2011

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Articolo scritto per Fuori le Mura l’ 11/7/2011 e consultabile anche qui

Berlusconi e Alfano

Il premier abdica. O forse no. L’annuncio di Berlusconi della scorsa settimana ha destato qualche scalpore negli addetti ai lavori: “Non mi candiderò per il 2013”, ha affermato in un’intervista a Repubblica il presidente del consiglio, designando come suo successore diretto (e candidato quindi in pectore per le prossime elezioni politiche) Angelino Alfano, da poco nominato segretario nazionale del Pdl. Come il sasso che gettato nello stagno crea una serie di onde che si propagano quasi all’infinito, anche la scelta del premier ha dato il via ad una vera e propria reazione a catena di opinioni e discussioni sulla questione. Il diretto interessato, Alfano, ha subito precisato, sminuendo le parole del premier, che nel 2013 Berlusconi sarà ancora il candidato di punta dello schieramento di centrodestra. Il presidente della Lombardia Formigoni ha invece criticato la mancanza di primarie per la successione, mentre Bocchino (Fli) si è detto disposto al dialogo in caso di veridicità dell’annuncio.
Ma quali sono i possibili scenari futuri? Proviamo a vederli insieme.

La prima ipotesi, la più plausibile nonostante quanto detto dal premier, è che nel 2013 alla guida del centro-destra ci sarà ancora Berlusconi. Il presidente del consiglio negli ultimi anni ha abituato il popolo italiano a dichiarazioni ad effetto seguite da puntuali smentite e non sarebbe una sorpresa se questo accadesse anche stavolta. Perché allora scegliere la via del depistaggio? Oltre all’opzione “bravata goliardica”, si può pensare che probabilmente le sconfitte alle amministrative e ai referendum hanno avuto strascichi pesanti nel centro-destra, e al momento attuale la sua figura appannata rischierebbe di minare il terreno preparatorio per le elezioni. Ecco quindi che sviare le attenzioni in questo momento di equilibrio instabile potrebbe dare una mano al partito. In attesa, magari più in là, del ritorno del re.
Collegata sempre a questa prima ipotesi sarebbe invece una eventuale candidatura di Berlusconi al Quirinale, magari con Alfano premier: benché smentita anch’essa dal diretto interessato (che nella stessa intervista a Repubblica propone il diplomatico Letta per la carica), l’ipotesi è plausibilissima, vista anche la propensione (mai celata) del premier nel voler trasformare l’Italia in una repubblica presidenziale.

Angelino Alfano

La seconda ipotesi è che alle dichiarazioni seguano fatti concreti. Ecco quindi un Angelino Alfano candidato premier nel 2013 e uno Gianni Letta appoggiato per il Quirinale. Quali le conseguenze? Presto detto. La candidatura di Alfano rappresenterebbe una chiara apertura alle colombe fuggite dal centro-destra nel corso degli ultimi tortuosi percorsi elettorali: l’Udc e Fli. L’ex ministro della giustizia lo ha detto chiaramente: “Noi e l’Udc non saremo separati per sempre”, e anche dalle parti di Futuro e Libertà si comincia a pensare di rientrare alla casa madre. D’Urso, Ronchi e Scalia lo hanno fatto la scorsa settimana (proprio dopo le dichiarazioni dell’uscita di scena del premier…coincidenze?) mentre Bocchino ha mostrato segnali di apertura: “Se Berlusconi se ne va possiamo tornare a parlare.”  Tutto questo si unirebbe alla volontà di Alfano di creare una base solida per la formazione di un partito popolare (e moderato, come lui stesso non si dimentica mai di dire) anche in Italia.
I contrari a questa ipotesi sarebbero essenzialmente due: Formigoni (che chiede le primarie e non accetta una successione imposta) e la Lega, che considera traditori i centristi.
Ma si sa, quando si tratta di spartirsi il potere un accordo si trova sempre.

Un giovane Silvio Berlusconi

La terza ipotesi è quella forse meno concreta: un candidato premier proveniente dalla Lega. Il nome caldo è quello di Maroni, e una scelta del genere risolverebbe tutti gli eventuali attriti col partito di Bossi, il quale negli ultimi tempi ha esposto qualche dubbio sulla validità dell’alleanza col Pdl in vista delle elezioni del 2013. Difficile però che ciò si realizzi: il Popolo della Libertà non lascerebbe il candidato premier al Carroccio, se non in caso si contingenze estreme.
Difficile anche capire che ruolo avrebbe Berlusconi stesso in caso di ipotesi come questa o quella del ticket Alfano-Letta: sicuramente resterebbe ancorato al Pdl a dar manforte a livello elettorale e, chissà, magari a tessere le fila del partito dall’esterno (come insegna il precedente russo con Putin e Medvedev), riuscendo ad avere la stessa possibilità di manovra di adesso col vantaggio di un minor numero di attacchi personali subiti, vista l’eventuale minore visibilità.

In tutto questo parapiglia c’è anche da considerare l’ascesa (pur con tutte le difficoltà  del caso) di una sinistra tornata a dire la sua dopo le amministrative e i referendum.
Il piano (segreto di) B. è ancora tutto da decifrare, ma una cosa è certa: in Italia sembra sempre troppo presto per poter cominciare a parlare della fine del berlusconismo.

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