Il jazz rampante si arrampica alle sue origini

Posted on giugno 30, 2011

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Articolo scritto per Fuori Le Mura e consultabile anche qui

La locandina della manifestazione

Se hai più di cent’anni e riesci ancora a far divertire la gente, allora qualche qualità devi pur averla. É la descrizione del jazz, nato in America all’ inizio del XX secolo e protagonista indiscusso dell’omonimo Festival tenutosi a Ciampino dal 23 al 25 giugno e organizzato dall’associazione Forum Musica. Giunta ormai alla sua 14esima edizione, la rassegna quest’anno ha accolto alcuni tra i più affermati artisti del genere: Denise King e Olivier Hutman, ma anche Marcello Rosa, Andrea Velingieri, Giorgio Rosciglione e Gegè Munari e tanti altri. Il risultato è stato uno spettacolo di alto livello con un’ottima affluenza di pubblico, segno di un’ottimo rapporto tra la città di Ciampino e quest’evento abituale.
Spesso considerato un genere di nicchia, stavolta il jazz si è aperto ad un pubblico più vasto, cercando di raggiungere non soltanto gli esperti, ma anche la gente comune. A tal proposito ha affermato Rosciglione : “Gli artisti presenti devono capire il pubblico di riferimento e adattare le loro performance per il raggiungimento di un utenza più vasta; così anche chi non è vicino al tipo di musica può provare soddisfazione.”

Fuori Le Mura ha intervistato il direttore artistico della manifestazione, il maestro Antonello Crescenzi, che, affiancato dal professor Domenico Soriano, ha risposto alle nostre domande.

Il maestro Crescenzi e l’assessore alla cultura del comune di Ciampino, Emanuela Gentile

Signor Crescenzi, lei ha preso in mano le redini del Festival 3 anni fa, mentre questo era in un momento di crisi. Cosa l’ha spinto ad accettare questo incarico?

Sicuramente è stata la passione per il jazz a convincermi a salvare e dare nuovo vigore ad una importante manifestazione come questa del Ciampino Jazz Festival, che raccoglie ogni anno molti artisti importanti.

Come è riuscito a rimetterlo in piedi e a farlo rivivere?

Innanzitutto c’è stato da rimboccarsi le maniche. Il lavoro da fare è stato tanto, ma sono stati due gli elementi principali: i contati personali e un buon utilizzo della comunicazione. Attraverso il coordinamento dei nostri contatti diretti e degli artisti che conoscevamo sul territorio siamo riusciti a creare una rete importante che ha portato un incremento della qualità. Il resto poi l’ha fatto la comunicazione: canali radio e televisione (tra cui la Rai) hanno aiutato a diffondere l’ iniziativa. É stato un successo.

Denise King

Quali sono invece le novità che sono state introdotte in questa edizione?

Tra le novità principali c’è stato sicuramente il cambio di location: si è tornati in una zona centrale come la Sala Convegni del Comune e questo ha sicuramente favorito l’evento. Quest’anno si è inoltre cercato di connubiare artisti affermati con giovani emergenti: l’esempio di Marcello Rosa che suona coi ragazzi ne è un esempio lampante; in questo modo si possono far crescere le nuove leve in maniera ottimale. In più c’è stata la volontà di dare un rilievo internazionale all’ evento, e questo è testimoniato dalle esibizioni di artisti di livello mondiale come la King e Hutman.

Quale caratteristica peculiare ha il Jazz proposto nel Festival ciampinese?

Il jazz presentato nella rassegna è diverso da quello che viene invece proposto nelle grosse manifestazioni. Lì si cerca di far vedere le nuove tendenze del genere, noi ci siamo invece imposti di recuperare la tradizione jazzistica delle origini, come quella ad esempio del dixieland. Importante è anche riscoprire l’importanza del contributo dell’Italia alla nascita e alla crescita del genere; come disse Lino Patruno, “il jazz non è soltanto un fatto nero, ma alle sue origini è stato portato avanti da persone di origine siciliana”, e tra gli esempi più prestigiosi possiamo citare Nick La Rocca, americano di genitori siculi. Ecco, noi abbiamo ripreso questo jazz degli inizi, avendo bene a mente che all’ epoca la maggior parte delle big band del genere erano italiane di nascita o di origine.

E, forse, dopo quello che ha detto, potremmo riassumere il festival in due concetti: ritorno alla tradizione e connubio tra giovani leve e vecchie glorie.

Esattamente.

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Posted in: Articoli, Musica