L’acca non muta dell’eroica Italia

Posted on giugno 18, 2011

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Articolo scritto per FuoriLeMura il 6/6/2011 e consultabile anche qui

Votando 2 SI si impedisce ai privati di avere in gestione l'acqua pubblica

Chiamatelo come volete: rush finale, arrivo in volata, ultima spiaggia. Anche D-day se preferite.
Sta di fatto che la barca dell’Acqua Pubblica veleggia ormai verso l’atto finale del Referendum del 12 e 13 giugno, con il quale gli italiani, votando Sì, cancellerebbero la possibilità di far gestire l’acqua pubblica ai privati.
L’obiettivo è centrare i circa 26 milioni di votanti necessari per il raggiungimento del quorum, il tutto in circa una settimana di tempo che sarà decisiva per le sorti della consultazione.

In tutto questo periodo siamo stati coscienti fruitori di un movimento referendario composito e diverso, che, reagendo di slancio ad un totale disinteresse dei mass media nei confronti della questione, ha scelto la via dell’innovazione per diffondere le proprie idee.
La Rete si è fatta carico del libero pensiero, permettendo, nei mesi precedenti, la creazione di un reticolato di idee, gruppi e persone che si sono trovati a condividere le loro esperienze per difendere un bene prezioso come l’acqua.
Abbiamo già parlato, nelle scorse settimane, del proficuo movimento nato su Facebook in difesa dell’Acqua Pubblica, che conta ormai più di 800.000 iscritti; abbiamo cercato di mostrarvi le logiche speculative che ci sono dietro al tentativo dei privati di accaparrarsi l’oro blu; abbiamo, nel nostro piccolo, cercato di offrirvi materiale per un adeguata riflessione sul problema, con l’ottica di chi fa del giornalismo non soltanto un mestiere, ma anche e soprattutto un servizio a favore dei cittadini.

L'acqua potrebbe diventare un business a favore dei privati e a discapito dei cittadini

E, benché il codice deontologico spinga al moderatismo (termine fin troppo abusato in questo periodo), il codice morale e la volontà di lasciare ai posteri un mondo migliore impone di schierarsi.
Schierarsi con chi afferma che l’acqua sia un bene di tutti che deve essere al di fuori della logica del profitto, con chi vuole lottare affinché il suo costo rimanga basso e accessibile anche alle fasce più deboli della popolazione, con chi, con costanza e coraggio, si prende in mano un tema che dovrebbe essere caro ai politici.
In un paese dove la scuola privata diventa la tana di chi può permettersi, grazie ai soldi, di non sudare tra i banchi, e dove la sanità privata fagocita i fondi che andrebbero destinati ai cittadini meno abbienti, la scelta di regalare a imprenditori e multinazionali anche l’acqua sembra un mossa azzardata, nonché dannosa.

In questo scontro impari una pluralità di individui, diversi per classe sociale, regione geografica e colore di pelle, hanno deciso che un cambiamento dal basso poteva essere finalmente possibile.
Ecco che si sono moltiplicate le iniziative sulla rete: son stati creati spot, son stati progettati siti che coinvolgono nella diffusione dell’informazione, si sono messe bandiere sui balconi.
Ma l’eventuale vittoria non può prescindere da un contatto diretto con la realtà. E allora lunga vita al metodo Obama: bene Internet, ma intercettare anche chi è fuori dal “sistema Rete”. Gli attivisti dell’attuale presidente americano , nel 2008, non si fermarono al Web, ma citofonarono nelle case, stamparono volantini in proprio, chiamarono persone dagli elenchi telefonici, convinsero a voce le persone anziane che non usavano il computer. Si può fare anche in Italia?
La risposta è semplice: Sì. Proprio come il simbolo da votare in cabina elettorale per ridare l’acqua in mano ai cittadini.

Eroi moderni

In questo particolare momento storico in cui ognuno scarica le responsabilità sugli altri e non si fa carico del futuro del Paese, viene in mente la frase celebre del grande Berthold Brecht: “Sventurata la Terra che ha bisogno di eroi”.
Gli eroi di oggi, lontani dagli esseri immortali della mitologia, sono uomini comuni, che possono far sì che l’acqua rimanga pubblica. Eroi che non riescono a pensare ad un mondo dove si debba pagare salato per bere, per lavarsi, per gioire dei bisogni primari dell’essere umano.
L’H2O è di tutti. E stavolta l’acca iniziale non è muta, ma ha la voce forte e imponente di un popolo che alza la testa.

Ricordate che ognuno di noi, vecchio o bambino, povero o ricco, di destra o di sinistra, è, al suo interno, fatto del 70% di acqua.
Non costringete i vostri figli a dover sentire che avete venduto ai privati, oltre che il loro futuro, anche la vostra anima.

Andreas Marcopoli

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