Beppe La Qualunque e il Movimento che ora deve scegliere

Posted on giugno 3, 2011

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Articolo scritto per FuoriLeMura il 23/05/2011 e consultabile anche qui

Beppe Grillo

Dalle stalle alle stelle verrebbe da dire. Cinque per l’esattezza, come quelle che danno il nome al Movimento fondato da Beppe Grillo, venuto alla ribalta negli ultimi giorni per l’enorme successo alle amministrative.
I dati del Movimento 5 Stelle sono inconfutabili: 3,4% a Milano, 9,4 a Bologna, 5,2% a Torino, addirittura l’11,7% a Rimini, per citare le città maggiori. Il tutto ottenuto senza l’aiuto di fondi pubblici e soprattutto senza la visibilità garantita dall’uso di Tv nazionali o giornali di partito. Una campagna fatta di nuove tecnologie (soprattutto la Rete),di passaparola e tematiche forti.
Il Beppe nazionale grida trionfante sul suo carro dei vincitori: “Non possono più fare finta di niente: la rivoluzione è cominciata.” Ma quali scenari apre l’exploit grillino? E soprattutto, che cosa è veramente il Movimento 5 Stelle? Proviamo a trovare il bandolo della matassa.

Simbolo del M5S: ben visibile il rimando al sito di Beppe Grillo

L’uso della Rete: innovazione, partecipazione e contraddizioni. Innanzitutto emerge un fattore fondamentale: Internet. Per la prima volta in Italia un partito politico utilizza in modo straordinario la Rete per veicolare le informazioni. Sulla scia di ciò che è accaduto negli Usa con la vittoria di Obama del 2008, il M5S ha deciso di fare campagna elettorale sul Web: sono stati creati i MeetUp (già utilizzati da Howard Dean, il precursore di Barack) e si è incentivata la partecipazione attiva alla campagna. “Ognuno conta uno”, il motto usato, nel senso che tutti possono (e devono) dare il proprio contributo per la crescita del movimento, prima sulla Rete e poi nella realtà: per una volta Internet sembra superare la televisione.
Ma non è tutto rose e fiori. La comunicabilità e la partecipazione della base cozzano con l’autorità centralizzante del capo, quel Beppe prima comico dei teatri, ora sciamano della politica.
Grillo usa infatti la Rete e ha un blog tra i più letti del mondo dove veicola le proprie idee, ma lo fa con un modello unidirezionale e ancora televisivo. “Grillo parla ma non blogga”, affermava lucidamente Massimo Mantellini, nel senso che il comico scrive su Internet, ma non coglie le critiche, non accetta il confronto e rifiuta chi ha un’idea diversa dalla sua. Tutte caratteristiche distanti anni luce dalle regole del Web.

Grillo e Bossi

Una Lega più a sinistra? Quando si chiede a Grillo se il suo movimento ricordi la Lega lui risponde con un “ni”: quella delle origini forse, non quella assoggettata al potere di oggi, dice lui. Eppure le somiglianze non mancano.
Punto primo: la territorializzazione. Come fa abilmente notare la giornalista Vania Lucia Gaito, il M5S ha raccolto i suoi voti principalmente al Nord, non riuscendo a sfondare al di sotto della capitale. E, se vogliamo dirla tutta, ha colto i maggiori successi (vedi Bologna e Rimini) in una regione, l’Emilia, tra le più rosse d’Italia. Stanziamento al nord, voti sottratti da zone (o ceti) tendenzialmente di sinistra, ventata di novità nel panorama politico: vi ricorda qualcuno?
Anche l’assenza di grossi mezzi di comunicazione e la scelta di strade alternative sembrano essere caratteristiche affini al Carroccio e ai seguaci di Grillo; e mentre i primi setacciano il territorio coi banchetti verdi, i secondi fanno correre le idee in Rete e sui social network.
Menzione a parte merita l’uso colorito del linguaggio: il vaffanculismo grillista e il celodurismo leghista sembrano infatti avere origini (lessicali e non) comuni.
Dulcis in fundo, la trasversalità dei movimenti, con caratteristiche riconducibili a destra e a sinistra: il federalismo decentrato mescolato con la xenofobia destrorsa da un lato, la partecipazione democratica su Internet unita al culto del capo(comico) dall’altro.
Benché, è utile dirlo, le idee grilline volgano sicuramente di più verso aree progressiste: no al nucleare, web 2.0, lotta ai poteri forti, movimento dal basso, rispetto per l’ambiente.

Eugenio Scalfari, tra i primi contestatori dell'operato di Grillo

“Né di destra né di sinistra.” La scelta di non collocare il movimento in una particolare zona politica è ribadita dallo stesso Grillo: “Non siamo né di destra né di sinistra, siamo oltre.” Critiche feroci sono state apportate a questo modo di fare politica, definita qualunquista e disinteressata. Tra tutte emerge la voce di Eugenio Scalfari che, a tal proposito, scrive nel 2007:
“Non inganni lo slogan “né di destra né di sinistra”. Si tratta infatti di uno slogan della peggiore destra, quella populista , demagogica, qualunquista che cerca un capo in grado di de-responsabilizzarla.”
In effetti non si può non notare l’affinità tra le parole di Grillo e lo slogan “né rossi né neri, solo liberi pensieri”, utilizzato da alcune formazioni di Destra nel corso degli ultimi anni per provare a nascondere la reale identità del proprio movimento.

Grillo parla spesso alla pancia della gente e propone idee che possono sì raccordare persone, ma non necessariamente portano a iniziative costruttive. Le tematiche ottime sono infatti macchiate da un andare contro tutto e tutti che sa tanto di demagogia e qualunquismo: a cavalcare il mito dell’antipolitica, infatti, sono bravi tutti. Il difficile, semmai, è costruire. E i vaffa del comico genovese sembrano distanti dalla volontà propositiva della base.

Mattia Calise: è stato il candidato sindaco per il M5S a Milano

I ballottaggi. Costruire. Sembra essere questa la parola chiave. Perché nei prossimi giorni si terranno i ballottaggi e, specie a Milano, il M5S potrebbe essere decisivo. Ufficialmente non sono state date indicazioni dall’alto (per Grillo i candidati Pisapia e Moratti sono uguali), ma l’affinità con le tematiche del centro-sinistra potrebbe convincere molti grillini ad andare a votare, per evitare situazioni come quella del Piemonte consegnato alla Lega.
Il Movimento si troverà quindi davanti alla sua prima vera svolta: continuare a proclamarsi “altro” dalla politica e non scegliere finendo col favorire il potente, oppure responsabilizzarsi e diventare partecipe di un attiva politica di costruzione.

Perché in fondo, a furia di non scegliere, si rischia di fare la fine degli ignavi di Dante, costretti all’Inferno a inseguire una bandiera che mai avevano avuto in vita. Obbligati ad ascoltare, melanconicamente e per tutta l’eternità, quel crudo ritornello: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.”

Andreas Marcopoli

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