Sulle orme di Che Guevara

Posted on maggio 22, 2011

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Articolo scritto per Fuori Le Mura il 9 maggio 2011 e consultabile anche qui

La copertina del libro

Afghanistan, Iraq, Libia: siamo oggi bombardati dai telegiornali con una miriade di informazioni su questi teatri di guerra. Ma non una sola parola viene invece detta su ciò che accade in altre parti del mondo, meno conosciute, ma non per questo meno martoriate dai crimini e dal sangue.
E proprio in queste zone che si ambienta il libro Fugaci incontri con Che Guevara di Ben Fountain, edito da Edizioni Spartaco.
Lo scrittore americano ci trasporta infatti ad Haiti, nella Sierra Leone o in Asia, attraverso 8 brevi ma intensi racconti che hanno come protagonisti novelli Che Guevara, in lotta col mondo esterno e con le angherie del potere per cercare di riportare pace e giustizia in questi paesi del terzo mondo.
Ecco quindi il superbo Sonny, stella del golf americano, che si ritrova in Birmania sotto una dittatura militare, la dolce Melissa, costretta ad accogliere suo marito tornato dalla guerra ad Haiti e profondamente cambiato, o la bella Jill, giovane amante di un trafficante di diamanti in Sierra Leone. Ognuno di loro si ritroverà davanti a scelte difficili, davanti alle magagne del potere, che con le sue mani prende tutto senza scrupoli.

Ben Fountain

Fountain col suo libro ci porta in luoghi esotici, spesso degradati, macchiati dalla corruzione e dalle dittature. Ci istruisce sui problemi di un mondo altro rispetto a quello che si vede in televisione, ci fa capire che mentre ci si preoccupa della liberazione dell’Iraq o della Libia (paesi pieni di petrolio), in molte altre zone del mondo (carenti del’oro nero) avvengono crimini efferati senza che nessuno alzi un dito.
È in questo mondo macchiato dal peccato che agiscono i suoi personaggi, che, più che in cerca d’autore, si ritrovano ad essere (loro malgrado) in cerca di giustizia. Essi non scelgono, all’inizio del loro racconto, di essere paladini della legge, ma lo diventano nel corso della narrazione. Si trovano catapultati in contesti dove i potenti comandano a discapito della popolazione, e, in sintesi, hanno due sole strade da intraprendere.
La prima li porta allo scontro col potere stesso, la seconda ad essere invece accomodanti con quest’ultimo, per gioirne dei privilegi.
I più, Che Guevara del nuovo millennio, optano per la prima strada, spesso senza vittoria e, anche ottenutala, sono costretti a pagarne il prezzo in questione di moralità. Come se soltanto agendo in maniera disonesta si possa sconfiggere chi disonesto lo è per mestiere.
Ecco che quindi, in ognuno dei due casi, il “buono” sembra inevitabilmente destinato alla sconfitta, solitario risolutore di un intricato cubo di Rubik senza tasselli combacianti.

Che Guevara

Il libro si trasforma quindi in aspra critica del potere economico, che logora chiunque ne capiti a tiro, siano essi meschini militari o onesta gente comune.
Lo stile di Fountain ci lascia inoltre sempre in un limbo sospeso tra realtà e immaginazione: scorrendo le pagine si hanno indizi tangibili del mondo odierno (vengono infatti citati G. Bush, il premio nobel Aung San Suu Kyi, il golfista Tiger Woods e ovviamente Che Guevara), ma la particolarità dei dettagli e le atmosfere nebbiose condiscono di tratti onirici il racconto, impedendo al lettore la reale percezione temporale e spaziale di ciò che accade.
Questo mondo senza uscita alcuna, discendente diretto del pianeta orwelliano di 1984, non è però privo di speranza: i moderni Che Guevara tracciano infatti la strada per il futuro, sono i fari che devono illuminare l’opinione pubblica sui problemi che il capitalismo ha creato nei confronti delle classi più povere della popolazione.
E quando anche la chiesa, i rivoluzionari o la borghesia illuminista nel libro man mano si schierano dalla parte della corruzione, del furto e dell’illegalità, i personaggi in cerca di giustizia, benché perdenti di fatto, potranno con le loro gesta aprire ad un mondo diverso.
La ribellione di Anna, bambina prodigio della musica, ne è il simbolo, proprio nell’ultimo racconto. La piccola decide infatti che il mondo dello spettacolo, del denaro a fiumi e del potere non è per lei.
Pagherà a caro prezzo la sua scelta, ma sarà consapevole che qualcuno, con un sigaro cubano in bocca e la barba non fatta da svariati giorni, le sorriderà in qualche angolo del cielo.
E allora chissà se non aveva veramente ragione il modenese Guccini, quando cantava a voce forte “da qualche parte un giorno, dove non si saprà, dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà”.

Andreas Marcopoli

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