Chi ha incastrato l’acqua pubblica?

Posted on maggio 3, 2011

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Articolo scritto per FuoriLeMura e consultabile anche qui

Chiuderanno i rubinetti?

La battaglia è ormai chiara da alcuni mesi: si sta svolgendo nelle case, nelle città e sui mass media, e vede fronteggiarsi comuni cittadini da un lato e poteri forti dall’altro. È la battaglia per l’acqua, quel bene prezioso che rischia di diventare privato in caso di esito negativo del referendum di giugno.
Ma mentre sappiamo con certezza chi ci sia dalla parte dello schieramento a favore dell’acqua pubblica (i referendari e alcuni partiti del centro-sinistra), più nebulosa è la situazione dall’altra parte. Ed ecco che allora emerge la domanda fondamentale, la chiave di volta, il punto focale: chi è che vuole privatizzare l’acqua? E ancora: chi c’è dietro al tentativo di disinnescare, dopo quello sul nucleare, anche il referendum sull’oro blu? Ma soprattutto, cosa ci guadagnerebbe?
Massimo Gatti, capogruppo in Provincia di Milano per la Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI, ha provato a darci alcune risposte.
Massimo è stato vicepresidente del consiglio di amministrazione diAmiaque Srl,  società pubblica che, come si legge dal sito, dal 2009 è diventata l’unico soggetto operativo responsabile per le attività di erogazione del Servizio Idrico Integrato nell’ATO della Provincia di Milano. Insignito nel 2006 dell’Ambrogino d’oro per la costruzione del depuratore milanese di Peschiera Borromeo, Massimo Gatti ci ha offerto un quadro chiaro e esaustivo della situazione.

Signor Massimo Gatti, a breve ci sarà il referendum che sancirà il futuro dell’acqua pubblica. I sostenitori della privatizzazione continuano a ripetere che l’acqua resterà pubblica e che l’unica cosa a variare sarà la gestione di essa. Può spiegare ai cittadini quali sono i rischi che si corrono con una situazione del genere?

I rischi sono altissimi dimostrati anche dalla campagna di bugie denigratorie seminate dai privatizzatori. È emblematica l’ossessione nel privatizzare e sostenere contemporaneamente che l’acqua rimarrà pubblica. Il tentativo di rapinare i referendum in corso in queste ore è sintomo dell’ennesima arroganza del governo Berlusconi-Bossi, ma anche della paura di far esprimere sul serio la sovranità popolare e di dire la verità. Dove si è privatizzato i prezzi delle bollette sono aumentati a dismisura, gli investimenti e il numero degli occupati sono calati. Così come è calata l’efficienza del servizio. La missione di chi lavora per l’acqua pubblica deve, invece essere: ridurre gli sprechi, diminuire i consumi e moltiplicare la qualità del servizio. Obiettivi che sono estranei alla logica privata che ha come scopo fondamentale quello di realizzare profitti per pochi, anziché assicurare un servizio universale a tutte/i.

Massimo Gatti

Chi, secondo lei, sta spingendo per una privatizzazione dell’acqua? Ci sono solo componenti politiche o c’è di mezzo qualche associazione che vuole lucrarci sopra?

La privatizzazione dell’acqua è perseguita da Confindustria, da grandi potentati economici e finanziari e dalle multinazionali. Incapaci di fare il loro mestiere e contrari a un nuovo modello di sviluppo e a nuove produzioni, denigrano tutto ciò che è pubblico, a prescindere dai risultati, per fare bottino. Lorsignori non hanno in mente solo il fatturato globale del servizio idrico e i copiosi investimenti da realizzare in questo settore, ma vogliono mettere le mani sulle reti del sottosuolo (idriche e fognarie) nonché sui depuratori per monopolizzare tutti gli interventi tecnologici e i relativi guadagni.In questo quadro l’aggressività delle politiche liberiste del centrodestra (PDL e Lega Nord)  è stato favorito da un enorme debolezza dei governi di centrosinistra che non hanno valorizzato i servizi pubblici locali.

Lei ha parlato del problema della privatizzazione dell’acqua introducendo il discorso del controllo del ciclo idrico integrato. Ci può spiegare in cosa consiste?

Il servizio idrico integrato è costituito dall’insieme di: servizio di fornitura dell’acqua potabile, servizio di fognatura e servizio di depurazione delle acque. Il ruolo pubblico deve aggregare al massimo queste funzioni dimostrando in tutte le realtà che in questo settore il pubblico è meglio del privato sulla base dei risultati di qualità raggiunti e delle politiche di contrasto allo spezzatino di aziende e alla moltiplicazione di seggiole e poltrone dei CDA e delle consulenze.

È vero che alcuni politici (locali e non) fautori della privatizzazione hanno negli ultimi tempi messo in atto strategie mirate per rendere inefficiente il servizio pubblico relativo all’acqua, facendo così credere che urgesse il bisogno di un intervento dei privati?

Chi non crede negli articoli 4142 e 43 della Costituzione che fissano i principi fondamentali nei rapporti economici e occupa tutti i posti di potere, trascina le aziende pubbliche in una situazione di stagnazione in cui far crescere le tariffe e la voglia di privato. Per questo bisogna essere fedeli ai valori della battaglia per l’acqua pubblica, ma soprattutto rilanciare una politica industriale che garantisca un buon servizio a tutto il Paese creando buona occupazione, sviluppando la ricerca e tagliando le gambe ai fenomeni di clientelismo e corruzione.

Cittadini contrari alla privatizzazione

L’aumento del prezzo dell’acqua è quindi stato pilotato e rientra nelle azioni di cui sopra?

Il prezzo dell’acqua è un problema molto serio. Le tariffe in Provincia di Milano, ad esempio, sono inferiori ad 1 euro per metro cubo (1000 litri). I consumi fino a 50 litri procapite al giorno, vanno assolutamente tutelati. Ovviamente non si possono fare regali per i grandi consumi industriali, terziari o per residenze principesche dotate di piscine private.

Si dice che la Lega Nord fosse inizialmente contraria alla privatizzazione dell’acqua, salvo poi spostarsi verso posizioni governative per questioni politiche. Lei, che sicuramente conosce meglio la situazione, cosa sa a riguardo?

In Lombardia è stata molto importate la mobilitazione unitaria per chiedere il referendum e l’iniziativa di tanti sindaci per difendere e sviluppare i loro acquedotti. Purtroppo la Lega Nord, rincorrendo il PDL, si è volatilizzata a fine 2010 in cambio di qualche poltrona in più nel Sistema Sanitario Lombardo dimostrando una forte vocazione clientelare al “magna-magna”.

Cosa dovrebbe spingere un cittadino ad alzarsi dalla sua beata poltrona e andare a votare per il Sì al referendum del 12 e 13 giugno?

L’ambizione e la concreta possibilità di costruire dal basso una politica alternativa per cui 25 milioni di donne e uomini possono imporre subito uno stop alla politica ultra-liberista e di svendita dei beni comuni e della vita delle persone. Bisogna andare a votare e far vincere i sì al referendum per eliminare una legislazione odiosa e contraria agli interessi del Paese (il Decreto Ronchi) che costringe ogni comune a mettere sul mercato i propri rubinetti o a svendere il 40% delle proprie aziende ad un socio privato il quale assume i poteri prevalenti e decisionali, impoverendo il territorio. Costruire la caricatura di società miste, senza neppure la possibilità di scegliere la gestione totalmente pubblica, equivale, per i Comuni, ad abdicare al proprio ruolo. Tutto questo le cittadine e i cittadini non possono permetterlo.

Andreas Marcopoli

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