Uno, nessuno e centomila volti del potere. I ritratti dell’antica Roma ai Musei Capitolini

Posted on aprile 12, 2011

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Articolo scritto per FuoriLeMura e consultabile anche qui

Caracalla

“Chi non ha luce in viso, mai potrà essere una stella”, diceva il famoso poeta inglese William Blake. E gli antichi Romani, probabilmente, la pensavano allo stesso modo, vista l’alta considerazione che avevano del volto di una persona. Se volete avere le prove vi basterà visitare la mostra Ritratti. Le tante facce del potere, attiva fino al 1° maggio ai Musei Capitolini di Roma, a due passi dal Campidoglio e dalla statua equestre di Marco Aurelio. Il tema dell’esposizione è infatti il ritratto e, nella fattispecie, quello inerente agli ambienti nobiliari e imperiali della Roma Antica.
Il ritratto (inteso nell’occasione più che altro nella sua forma scultorea, quindi parliamo di volti, busti, e statue) assumeva per i romani un significato profondamente diverso da quello che gli si attribuisce oggi.
Mentre per noi il ritratto è un modo, artistico e non, di riprodurre l’uomo (e la realtà) nella maniera più fedele possibile al vero, per i Romani esso doveva rappresentare l’interiorità della persona; nello specifico il volto serviva per esprimere l’identità e il carattere, mentre il busto doveva testimoniare il ruolo pubblico e le imprese compiute.
L’esposizione, con oltre 150 opere in marmo, terracotta e bronzo, ci permette di toccare con mano quanto detto sopra: ecco che possiamo ammirare quindi il volto marmoreo dell’imperatore Adriano che, con lo sguardo altero e fiero, ci vuole testimoniare la grandezza dell’uomo, oppure, nella sala centrale, la statua bronzea di Germanico la cui armatura, che presenta immagini del mostro Scilla e degli eroi greci, ci indica l’attitudine militare dell’abile generale.

Commodo come Ercole

Ancora più interessante è il busto dell’imperatore Commodo: esso appare con una clava in mano e con la testa soverchiata dalla pelle di un leone, due elementi che rimandano alla figura mitologica di Ercole, l’eroe famoso per le sue dodici fatiche. La rappresentazione di un imperatore tramite caratteristiche di eroi era una pratica molto consueta presso l’antica Roma, così come quella di assumere le fattezze degli dei.
Se un imperatore non era stato tirannico e aveva governato in maniera giusta veniva divinizzato al momento della sua morte: i successori avrebbero fatto costruire suoi ritratti, con le caratteristiche fisiologiche di alcune divinità, che ne avrebbero permesso la conservazione della memoria.
Pratica questa forse utilizzata anche dalla gente comune: nella sala centrale dell’esposizione sono presenti infatti le statue di due coniugi (150 d.C.) ritratti come Venere e Marte: la prima ha una veste e un copricapo che ricordano la dea della bellezza, mentre il secondo possiede un elmo guerriero e una lancia che rimandano al dio della guerra.

Particolare della mostra

Nella sala dedicata alla Grecia si possono invece ammirare busti romani copie di originali ellenici: ecco che spiccano il volto di Platone e di Posidippo, affianco a quello del matematico Teone. Compaiono anche sculture di cittadini romani vestiti alla greca: alcuni membri della classe dirigente dell’Antica Roma si facevano infatti raffigurare con mantello e sandali per mostrarsi sapienti (ricordiamo che la cultura ellenica influenzò profondamente quella romana, specie dal IV al III secolo a.C). Altri addirittura, per dimostrare di appartenere ad una specifica corrente filosofica, si facevano ritrarre con tratti fisiognomici o acconciature proprie del personaggio ammirato, sulla falsariga di quello che abbiamo visto fare dagli imperatori con le divinità.

Busto femminile

Verso la fine della mostra sono da vedere assolutamente i ritratti sui clipei, giganteschi scudi circolari, utilizzati spesso nelle abitazioni con funzione estetica o nelle onoranze funebri in ricordo dei morti. Non manca poi, dopo tanti volti maschili, la presenza femminile: l’ultima parte della mostra è infatti dedicata alle acconciature del gentil sesso: una carrellata di busti di marmo di donne imperiali con le più svariate pettinature. Riccioli ordinati sulla fronte, trecce legate dietro la nuca e boccoli che scendono lungo il collo caratterizzano le varie Agrippina o Ottavia, vere icone di moda e bellezza per quei tempi.
Dulcis in fondo, è bene citare il progetto ludico originale proposto all’interno dell’esposizione: in una camera apposita il visitatore può farsi una foto acquisendo le fattezze di un imperatore sul proprio viso e può poi mandare la foto alla propria mail direttamente dal riquadro apposito.

Un ulteriore motivo per visitare la mostra: in fondo, non vi capiterà tutti i giorni di salire sul gradino più alto dell’Impero romano! Con la speranza che, almeno voi, sappiate far fronte a possibili invasioni barbariche…

Andreas Marcopoli

Ritratti. Le tante facce del potere
Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli – Palazzo dei Conservatori
Via del Campidoglio, 1
Orario: martedì-domenica 9.00-20.00
Prezzo: Museo + Mostra: € 12,00 intero, € 10,00 ridotto, € 2,00 ridottissimo
Tempo medio di visita: 1 ora (visita accurata), 35 minuti (visita veloce)
www.museicapitolini.org

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