Maratona story, da Filippide a Baldini: quando l’uomo sfida il limite

Posted on aprile 12, 2011

0


Articolo scritto per FuoriLeMura il 21/03/2011 e consultabile anche qui

Il keniano William Kipchumba supera la statua di Filippide durante una maratona ad Atene

“Una fatica tenace supera ogni difficoltà”
Virgilio

Nella vita esistono sostanzialmente due modi per avere successo: il primo, appannaggio di pochi eletti, è avere un colpo di fortuna che risolva tutti i problemi; il secondo, fruibile per tutti, è invece lottare giorno per giorno per i propri obiettivi, facendo del sudore la chiave per aprire la porta dei propri sogni.
Beh, sappiate che la maratona altro non è che la trasposizione sportiva di questo ultimo concetto: una sfida dell’uomo ai propri limiti per raggiungere un risultato grazie alla fatica e alla costanza.
Per prepararsi ad una corsa di 42 km è infatti necessario sostenere un pesante allenamento di svariati mesi, fatto di corse ed esercizi,  per abituare il corpo allo sforzo titanico che dovrà sopportare durante la gara.
Ma, immersi in un paese dove il calcio monopolizza tutto, cosa sapete voi della maratona?

Filippide in una figurazione classica

La Storia. L’idea della maratona prende spunto da una ben nota leggenda: nell’antica Grecia, anno 490 a.C., gli ateniesi si scontrarono contro i persiani nella battaglia di Maratona, che si concluse con il successo dei primi, che riuscirono a fermare l’avanzata di Dario I di Persia nonostante fossero in inferiorità numerica. Fu in questa occasione che il greco Filippide, secondo il mito, corse dalla città dello scontro fino ad Atene, per ben 42 km, ad annunciare l’inaspettata vittoria (a quell’epoca non esistevano mail né telefoni cellulari, e la Ryanair non aveva ancora aperto i battenti). Le fonti affermano che arrivato davanti all’Acropoli e terminato il suo compito pronunciando la frase “Siamo vincitori!”, Filippide morì per lo sforzo, diventando di fatto un martire simbolo della resistenza greca contro l’invasore persiano. Alla fine dell’800 il francese Michel Bréal, per onorare l’impresa di Filippide, lanciò la proposta di inserire una prova di corsa (circa 40 km che dovevano seguire il percorso compiuto dall’eroe greco) durante i primi giochi olimpici moderni, che si sarebbero tenuti ad Atene nel 1896. L’idea venne accolta positivamente, e nacque così quella competizione sportiva che ancora oggi porta il nome della città teatro dello scontro di 2500 anni fa.

Il greco Spiridon Louis, vincitore della prima maratona della storia delle Olimpiadi moderne

Le curiosità. La storia della maratona, olimpica e non, è costellata da fatti inconsueti e aneddoti curiosi. Uno di questi vuole che il vincitore della prima maratona alle Olimpiadi, Spiridon Louis, riuscì nell’obiettivo nonostante si fosse fermato a prendere un bicchiere di vino in un’osteria (gli altri probabilmente dovevano essere molto scarsi!). Non andò invece così bene al giapponese Shizo Kanakuri che, nel 1912, si fermò durante la corsa in casa di un tifoso per riprendere forze (all’epoca non era possibile per gli atleti dissetarsi lungo il percorso) e si addormentò senza finire la gara. Nascostosi per la vergogna e scomparso dalla scena pubblica, il giapponese fu ritrovato da un giornalista svedese nel 1962 e fu invitato nel 1967 a Stoccolma per finire simbolicamente quella maratona interrotta tempo addietro: calcolando quando era partito il suo tempo finale fu di circa 54 anni, 8 mesi e 6 giorni!
E’ giapponese anche l’idea di far correre una maratona a esseri…non umani! A febbraio di quest’anno si è infatti svolta la prima maratona corsa da robot: 5 macchine si sono sfidate nel percorrere 42 km sviluppati sulngo 423 giri di un percorso indoor. La vittoria non è andata al più veloce, ma a quello che è riuscito a rimanere in… “corsa” fino alla fine!

Stefano Baldini taglia il traguardo alle Olimpiadi di Atene nel 2004

E gli italiani? Ma anche gli italiani hanno avuto un ruolo importante nella storia della maratona. Tra le esperienze più tristi ricordiamo quella di Dorando Pietri durante l’Olimpiade del 1912: mentre era in testa, a pochi metri dalla fine della gara, cadde a terra, stremato dalla fatica e dalla disidratazione. Tagliò per primo il traguardo grazie all’assistenza dei giudici, i quali lo rialzarono più volte dopo i collassi, ma venne poi squalificato per via di questo aiuto non regolamentare, perdendo la medaglia d’oro in favore dell’americano Johnny Hayes. Nonostante l’assenza del lieto fine, quella di Dorando Pietri rimane tutt’oggi una delle più belle e commoventi pagine dello sport.
Nessun giudice invece si mise in mezzo a Seoul nel 1988 quando Gelindo Bordin regalò all’Italia il primo successo olimpico nella maratona, superando allo sprint finale i rivali Wakiihuri e Salah.
Successo bissato, in tempi più recenti, dall’azzurro Stefano Baldini che, nelle Olimpiadi del 2004, regalò all’Italia una insperata medaglia d’oro, passando solo nel finale il brasiliano Vanderlei Da Lima, che, mentre era in testa, venne “placcato” da un folle proveniente dal pubblico, perdendo così il suo vantaggio nei confronti di Baldini e non riuscendo più a recuperare.

Particolare della maratona di New York

La maratona oggi nel mondo. Ma al giorno d’oggi la maratona non è associabile solo alla gara olimpica: nelle grandi metropoli del pianeta si svolgono infatti annualmente delle maratone accessibili a tutti, professionisti e non. In Italia la più famosa è sicuramente quella di Roma, la cui edizione annuale si è tenuta proprio ieri, che si snoda in un percorso che comprende i monumenti più importanti della capitale: da S.Pietro a Piazza del Popolo, passando per la Moschea e il Colosseo, per arrivare al Circo Massimo, con il finale all’ombra dei Fori Imperiali. Altrettanto famosa è la Maratona di New York, considerata come quella con il maggior numero di partecipanti al mondo, resa celebre dai passaggi dei corridori sugli splendidi ponti della città americana. Tra le altre va citata anche la maratona di Berlino, seguita ogni anno da moltissimi spettatori situati ai lati del percorso, e terminante nella sontuosa porta di Brandeburgo. Per chi invece volesse provare l’ebbrezza dell’esotico consigliamo la Marathon des Sables, che si corre nel deserto del Sahara: la distanza è proibitiva e enormemente più alta (240 km) rispetto ad una normale maratona (ed infatti la gara dura più giorni), ma lo scenario, fatto di dune e avventura, è indiscutibilmente suggestivo. Basterà per convincervi a superare i limiti umani e iniziare a gareggiare per una maratona?

Andreas Marcopoli

Annunci
Posted in: Articoli, Sport