Le 127 ore di Aron Ralston

Posted on aprile 12, 2011

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Articolo scritto per FuoriLeMura il 21/02/2011 e consultabile anche qui

La locandina del film

Il giovane ingegnere Aron Ralston (James Franco, Spider Man) decide di dare sfogo al suo desiderio di avventura inoltrandosi da solo attraverso i canyon nelle assolate terre dello Utah.
Durante il viaggio incontra due ragazze, persesi durante un’escursione, e, con la scusa di far loro da guida, le conduce in una breve avventura presso un lago sotterraneo. Dopo essersi separato dalle due donne, Ralston si rimette in cammino, ma cade accidentalmente nel Blue John Canyon e rimane intrappolato col braccio destro sotto un enorme masso. Nessuno può intervenire per salvarlo, perché Aron non ha rivelato ad anima viva la sua destinazione. I suoi tentativi di liberarsi risultano vani, e la sua attrezzatura è insufficiente per smuovere la grossa pietra. Ralston comincia così una lotta contro le forze della natura, la sete e il freddo, a cui si vanno a sommare i ricordi della sua vita passata, i miraggi del presente e i fantasmi del futuro. I suoi unici compagni di sventura sono una telecamera con cui poter immortalare quegli istanti drammatici e un corvo che si aggira minaccioso nel cielo limpido di ogni mattina di prigionia. Dovranno passare 127 ore prima che il tutto finisca, in un modo o nell’altro…

Il vero Aron Ralston

Traendo spunto dalla storia vera di Aron Ralston, il premio Oscar Danny Boyle (The Millionaire) con 127 ore mette in scena un piccolo capolavoro sull’eterna lotta umana col mondo circostante e con il proprio io, condita da un’apologia della memoria e della vita.
Lo spettatore non viene immediatamente “istruito” sul personaggio protagonista, che all’inizio è presentato semplicemente come un giovane avventuriero, un brillante ingegnere e un piacione per le donne. Solo in seguito verrà svelata la sua identità nascosta: Aaron è sì un esperto scalatore, ma anche un superbo egoista che crede di poter fare tutto da solo senza bisogno dell’aiuto di nessuno. Si ritrova così, nella sua condizione, a dover lottare contro un fato dantesco che lo pone, in un Inferno di due metri per due, di fronte alla pena del contrappasso, costringendolo a combattere in solitaria contro qualcosa più forte di lui.

Inizialmente, novello Robinson Crusoe, Aaron cerca disperatamente di far valere i suoi trascorsi da ingegnere per affrontare, con la sua attrezzatura, la madre natura e la nuda pietra. Invano. Si accorge solo in seguito che la sfida non è soltanto al di fuori, con la dura roccia, ma anche all’interno del proprio io: i ricordi affiorano e lo costringono a mettere in discussione le sue azioni e la propria vita passata, spesso maltrattata e ora, nel momento più vicino alla fine, amata così tanto come potrebbe esserlo solo da un condannato a morte. La telecamera (oggi spesso strumento abusato, che rende il corpo un feticcio) diventa nel frattempo il mezzo della redenzione, la possibilità di lasciare una traccia ai posteri con il proprio testamento spirituale. Una traccia in cui l’avventuroso egoismo lascia spazio al candore degli affetti spesso dimenticati.

Ralston intrappolato e la sua attrezzatura in una scena del film

Boyle propone tutto questo in un quadro di alterazioni visive e cambiamento dei punti di vista. Emergono tre piani distinti dove il tempo è padrone: la realtà del presente, con la sofferenza fisica e psicologica, è mescolata alla memoria futura, introdotta dai discorsi alla telecamera, e a quella passata, che ci viene mostrata attraverso i ricordi e le allucinazioni di Aron. Le due memorie divengono ancore di salvezza nei momenti bui e vie d’uscita dal caos del reale. Aron, erede in egual parte sia del Dante peccatore in cerca di redenzione, sia del Robinson naufrago che si fece da solo, si erge titanico nella sua solitaria lotta per la vita e diventa moderno Prometeo in cerca di riscatto e libertà, attaccandosi con ogni sua forza agli spiragli di sopravvivenza concessigli.

Sopravvivenza che nel film fa rima con sofferenza, a cui vengono sottoposti sia il protagonista che lo spettatore, costretto a tenere gli occhi incollati allo schermo, col cuore che pulsa allo stesso ritmo di quello di Aron.

E mentre Boyle orchestra il tutto suggellandolo con triplici inquadrature simultanee che ricordano Time Code di Figgis, Aron è costretto a scegliere da solo il suo destino: per sopravvivere dovrà lasciare che una parte di sé rimanga per sempre nell’umido, tetro e desertico Blue John Canion.
Ne sarà capace?

Andreas Marcopoli

127 ore
127 Hours
Regia: Danny Boyle
Sceneggiatura: Danny Boyle, Simon Beaufoy
Cast: James Franco, Kate Mara, Amber Tamblyn, Treat Williams, Sean Bott, Koleman Stinger, John Lawrence, Kate Burton, Bailee Michelle Johnson, Parker Hadley, Clémence Poésy, Fenton Quinn, Lizzy Caplan, Pieter Jan Brugge, Rebecca Olson
Produzione: Gran Bretagna, USA 2010
Durata: 94′
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 25 febbraio 2010
Sito ufficiale

 

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Posted in: Articoli, Cinema