Ammirate “I colori del mondo”: lode a te, National Geographic!

Posted on aprile 12, 2011

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Articolo scritto per FuoriLeMura il 7/03/2011 e consultabile anche qui

Gabbiano ghiacciato, di Paul Nicklen

Procuratevi un bel cappello marrone stile fedora, una comoda camicia beige e delle scarpe adatte alle intemperie. E non dimenticatevi una lunga frusta multiuso. Ora che siete attrezzati come il migliore degli Indiana Jones, siete finalmente pronti per addentrarvi nei meandri della mostra fotografica I colori del Mondo, realizzata da National Geographic Italia e visitabile gratuitamente al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 1° maggio.
Una esposizione questa che si rivela una vera e propria avventura nelle più svariate parti del mondo, colte attraverso 95 scatti di 48 fotografi internazionali, tra cui ben 4 italiani.
Le fotografie si tematizzano attorno all’utilizzo di 4 colori principali, ognuno dei quali prevale nettamente in ogni singola foto, dando luogo a emozioni e sensazioni differenti: il bianco, simbolo di innocenza e fragilità, il rosso violento e aggressivo, l’azzurro che rimanda alla calma e all’armonia e il verde, colore energico e positivo.
Il curatore della mostra, Guglielmo Pepe, vuole ricordare che “i colori ci fanno vedere il mondo così come appare” e parla dell’esposizione come “un viaggio immaginario che non dimenticherete, partecipando […] ad un avventura costruita con la testa e il cuore, con ragione e passione”.

Gli altissimi alberi, di Pascal Maitre

Ecco che vi ritroverete quindi a seguire le tracce lasciate sulle neve da un orso polare, a specchiarvi nella limpida acqua dei mari gelati dell’Antartide o a coltivare angurie in un campo della Turchia.

Fate attenzione ai leoni della Tanzania, evitando di guardarli negli occhi per non farli innervosire, e lasciate riposare il fenicottero rosso senza dargli fastidio. Usate la vostra frusta se vorrete scalare gli enormi alberi del Madagascar, in grado di raggiungere i 30 metri di altezza, e riposatevi, dopo la fatica, sui sacchi di farina degli operai della Somalia. Controllate bene che le vostre scarpe non siano danneggiate: questo vi potrebbe salvare la vita quando passerete sopra all’acqua sporca di una fogna a cielo aperto in un campo profughi della striscia di Gaza. Assaporate fino all’ultimo l’odore dei peperoncini macinati in Eritrea e fate vedere il vostro cappello a quel piccolo bambino del Kenya che vi guarda con occhi meravigliati.  State invece alla larga da chi ha tagliato la coda del narvalo in Canada e, se siete una coppia, adagiatevi su un prato per vedere lo splendido e romantico cielo stellato irlandese.

Merce fresca, di Randy Olson

Nonostante l’esplosività dei colori le foto sembrano in quiete, quasi calme, pronte a farsi scorgere in tutta la loro interezza dallo spettatore, che si ritrova catapultato in ogni parte del globo e si sente mentalmente in ogni parte del mondo.
Le foto formano una sorta di legame empatico tra l’artificio dell’uomo utilizzato per produrle e la naturalezza del soggetto catturato; parlano di mondi lontani e spostano l’attenzione del visitatore al di fuori della grigia e rumorosa città occidentale moderna fatta di traffico e smog, regalando un momento di pace, colorata e quasi caotica.
È così che la natura prende vita e combatte attraverso le foto per ristabilire il suo ruolo nel mondo.
Ma negli scatti è presente anche l’essere umano, che sembra però un tutt’uno col paesaggio che lo circonda e raccoglie la sfida dei colori e degli elementi, scegliendo la via dell’armonia con la terra: in una foto la mano nera di un pescatore africano tocca un calamaro bianchissimo e sembra quasi accarezzarlo, accudirlo e custodirlo come se fosse il tesoro più prezioso.

Una mostra assolutamente da vedere dal vivo, anche perché totalmente gratuita: la cultura, almeno stavolta, si rifiuta di essere a pagamento. Abbandonate quindi i vostri divani, lasciate perdere per un attimo la televisione e immergetevi in questo meraviglioso scenario. Indiana Jones vi sta già aspettando all’entrata.

Andreas Marcopoli

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