Nato in Urss. In memoria di un paese scomparso

Posted on aprile 11, 2011

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Articolo scritto per FuoriLeMura il 14/02/2011 e consultabile anche qui

Nato in Urss

“I soldi non ci interessavano, avevamo scopi di gran lunga più nobili, come l’uguaglianza, la fratellanza, la pace, la libertà.”
Vasile Ernu


URSS: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Ma forse, per Vasile Ernu, Un Ricordo Sognato Sempre. Nato in URSS (Hacca), il nuovo libro dello scrittore rumeno, è infatti un concentrato di memoria e di ricordi sull’Unione Sovietica, scomparsa dal pianeta nel 1991, ma ancora viva nel cuore di chi in quella terra ci è nato, come lo stesso Ernu, scrittore e filosofo venuto al mondo negli anni ’70 in quella che allora era una delle due superpotenze del pianeta. Nato in URSS si propone innanzitutto di essere un libro diverso da quelli circolanti sul tema: lo stesso autore afferma che non deve essere preso come un libro ideologico contro o a favore del comunismo, ma soltanto come un mezzo in grado di esplorare la quotidianità e la vita di quello che è stato l’uomo sovietico: come si vestiva, come viveva, dove andava a scuola; tutto questo cercando di tralasciare per un attimo l’ideologia, la repressione, la politica.

 

Soldato sovietico innalza la bandiera dell'Urss dopo la conquista di Berlino

E’ così che il lettore di trova immerso in un libro fatto di frammenti, senza ordine cronologico né pretesa di esaustività, dove i ricordi (esperienze realmente vissute dall’autore e non) la fanno da padrone, e dove la quotidianità dell’Unione Sovietica emerge in ogni suo aspetto. Scopriamo che in Urss vi erano un’enorme varietà di alcolici, case dove vivevano più famiglie, pubblicità statali e prezzi stabili grazie ai quali i beni primari potevano essere accessibili a chiunque. Un mondo diverso dal nostro e per molti aspetti agli antipodi: le file erano un momento dove conoscere persone e incrementare la propria conoscenza, la toilette diventava un luogo quasi sacro, il sesso era visto in maniera intimistica e gli eroi non avevano maschere o superpoteri, ma erano persone comuni, personaggi dei cartoni animati o personalità politiche di grande stampo (come Buratino, il Pinocchio sovietico, o il sempiterno Lenin). Le stesse feste celebrate sono diverse: non il Natale cristiano, né il Thanksgiving Day americano, ma l’anniversario della presa di Berlino durante la seconda guerra mondiale. Ernu ricostruisce nelle pagine del libro un intero mondo andato, riscopre un’Atlantide sommersa grazie al potere dell’inchiostro, ricrea “con tenerezza e nostalgia” l’atmosfera dell’Urss per farla conoscere a chi non c’era.

Usa e Urss: il mondo era diviso in due all'epoca della guerra fredda.

Nonostante l’ambizione a raccontare la quotidianità sovietica con una certa neutralità, Ernu sembra scrivere il libro con una penna in una mano e la bandiera rossa nell’altra: la memoria diventa l’elemento per offrire dignità ad un paese e ad un popolo intero che hanno visto, col crollo del muro di Berlino, la fine della propria esistenza e dei propri sogni. E’ ricorrente nel libro la dicotomia tra Usa e Urss, con lo scrittore rumeno sempre pronto a far notare le differenze tra i sovietici e gli americani, descritti semplicemente come “loro”. “Loro” che rappresentano i capitalisti, i “nemici”, gli uomini dalla visione del mondo totalmente diversa dai sovietici. “Loro” così attratti dai beni di consumo al punto da distruggere il piacere più grande, quello di “possedere le cose ottenute con fatica”. Ecco che Kasparov e Karpov negli scacchi (vero sport di massa in Urss), e Gagarin nella corsa allo spazio diventano quindi i simboli delle vittorie sovietiche contro i nemici a stelle e strisce, diventano gli eroi di intere generazioni di ragazzi. Ragazzi come Ernu, che solo quando vedono l’altro in faccia si accorgono che poi non era così dissimile da loro stessi.

Oggi che la Cina sta corrodendo anche la superpotenza americana, Nato in URSS ripropone in parte un mondo manicheo ormai passato, dove Usa e Urss si contendevano il dominio del globo e dove, pur non sapendo dove fosse la verità, ognuno aveva la consapevolezza, a differenza di oggi, di chi fosse buono e chi cattivo. Un mondo dove Ernu tifava per i Neri, mentre l’intellettuale Kasparov giocava idealmente contro l’irrequieto Bobby Fisher.
Prima che quella regina di nome perestrojka desse definitivamente lo scacco matto al re: “Siamo stati educati così: a perdere, ma a perdere per mano nostra, non loro.”

Andreas Marcopoli

Nato in URSS
Autore: Vasile Ernu
Traduzione: Anita N. Bernacchia
Casa Editrice: Hacca, 2010
Pagine: 323
Prezzo:  14 €

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Posted in: Articoli, Libri