Chagall, l’uomo che capovolse il mondo

Posted on aprile 10, 2011

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Articolo scritto per FuoriLeMura il 24/01/2011 e consultabile anche qui

La locandina della mostra

“Non vorrei essere simile agli altri,
voglio vedere un mondo nuovo.”
Marc Chagall

Tutti conoscono Pablo Picasso e la sua pittura cubista. Molti ammirano Claude Monet col suo impressionismo. Pochi invece sanno chi sia Marc Chagall.
Niente paura: all’Ara Pacis fino al 27 marzo è possibile ammirare la mostra Chagall: il mondo sottosopra, interamente dedicata all’artista russo naturalizzato francese (1887-1985). Sono presenti circa 140 opere provenienti da collezioni private e musei prestigiosi, come quello Nationale d’arte Moderna Georges Pompidou e il Marc Chagall Musée di Nizza. Un’ottima opportunità dunque per chi voglia approfondire la conoscenza di questo abile pittore novecentesco.
L’esposizione, che presenta lavori che vanno dagli autoritratti ai dipinti religiosi, passando per i panorami cittadini, mira principalmente a far emergere una delle tematiche chiave del linguaggio artistico del pittore, quella cioè della visione del mondo capovolto.
Chagall, spesso accostato al Surrealismo, propone questo concetto attraverso la creazione di quadri dove i volti sono ruotati in maniera innaturale rispetto al corpo, e i visi possiedono facce che guardano in direzioni opposte. Lo spettatore viene catapultato in un mondo quasi onirico, dove le figure umane e gli animali vincono la lotta contro la forza di gravità e fanno del movimento la chiave per vedere le cose da un’altra prospettiva, diversa da quella ordinaria. I riferimenti spaziali si perdono o risultano vuoti, e i punti di vista si moltiplicano, rendendo vana la ricerca di un giusto equilibrio da parte del visitatore: “Un vaso in piedi non esiste, bisogna che cada per dimostrare la sua stabilità”, prendendo in prestito le parole dello stesso artista.

Marc Chagall

L’aspetto biografico influenza fortemente la visione di Chagall: il suo mondo sottosopra è conseguenza diretta della sua partecipazione alla rivoluzione d’Ottobre e delle sue origini ebraiche.
La prima rappresenta infatti il rovesciamento della Russia, il cambiamento dello status quo, la controparte politica di ciò che Chagall disegna nei suoi quadri.
L’ebraismo invece, con la sua storia fatta di esodi, caos primordiale e persecuzioni, si presta fortemente all’idea di prospettiva capovolta. Alla religione è infatti dedicata una intera sezione della mostra, forse la più intensa, dove è possibile ammirare lastre di rame incise con scene bibliche (come La vocazione di Ezechiele) e oli su tela dai colori cupi rappresentanti scene di Cristo sulla croce.
Legato al mondo religioso e connesso alle tematiche politiche è invece il trittico composto dai quadri Resistenza, Resurrezione e Liberazione, realizzati negli anni che vanno dal ’37 al ’52, in piena atmosfera di seconda guerra mondiale e persecuzioni naziste.

L'uomo con la testa rovesciata

Nelle opere della mostra predominano i colori rosso, verde e blu, spesso utilizzati in maniera pura senza sfumature, creando stacchi netti che ricordano l’arte dei fauves. Gli stessi colori sono a volte usati in maniera innaturale: ammiriamo cavalli blu, facce azzurre e donne rosse, che rendono ancor più instabile la percezione visiva. La pittura rimane comunque figurativa e non si trascina mai su un piano totalmente astratto: la presenza umana (o animale) è sempre tangibile, definibile e al centro di ogni opera.
Diversi gli stili utilizzati: oltre ai consueti oli su tela e alle già citate incisioni su rame, è possibile ammirare disegni che accompagnano testi, litografie, inchiostri su china e gouache su carta
Segni tangibili di come l’ordinario e il lineare siano assenti non soltanto dalle idee di Chagall, ma anche dal suo stile, variegato e non riconducibile ad un unico settore.

Quando vi aggirerete nei meandri dell’esposizione non dimenticate di soffermarvi sul fiore all’occhiello della stessa: L’uomo con la testa rovesciata. Su uno sfondo cittadino un uomo ruota all’indietro la testa in maniera innaturale. Messosi al contrario rispetto al mondo, sembra essere lui a sbagliare prospettiva. Se non fosse che a mischiare le carte ci pensa, in alto a sinistra, la firma dell’autore: è a rovescio. Il quadro va idealmente capovolto, e, così facendo, la giusta visione del mondo diventa proprio quella dell’uomo nell’opera.
Una visione, ancora una volta, completamente sottosopra.

Andreas Marcopoli

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